Innanzitutto è bella la posizione, su un altopiano stretto tra due valli nel Vulture, l’estremo lembo nord-est della Basilicata che divide la Puglia dalla Campania. L’area di Venosa è verde e fresca, perfetta per un weekend di fine estate. Magari con un tocco di cultura, perché qui nel 65 a.C. è nato Orazio, il celebre poeta latino (chi non ha mai sentito evocare le sue Odi o la sua frase più famosa, il detto carpe diem?). Passeggiando tra le stradine strette del borgo, è anche possibile visitare quella che viene definita come la sua casa, dove ci sono tracce di un calidarium di una dimora patrizia.

Cosa fare. Tra i “tesori” conservati da questa piccola città di soli 12.000 abitanti c’è il parco archeologico, che comprende le terme, le domus, la SS. Trinità e l’anfiteatro. Realizzate probabilmente fra l’età augustea e quella Giulio-Claudia, le terme – di cui rimangono pochi resti – erano composte da spogliatoi e da una zona fredda e una calda. Meglio conservate sono le domus, le abitazioni romane, soprattutto quella adiacente le terme: risalente al II secolo a.C, è costruita con il tipico impianto con quattro stanze da letto e un locale principale. Imponente l’anfiteatro, un’ellisse composta da tre livelli di scalinate con al centro l’arena, cotruito fra il I e il II secolo D.C.

Poco distante, il complesso della Santissima Trinità è una strana alchimia architettonica composta da due chiese: la chiesa antica risale all’epoca palocristiana, anche se è stata rimaneggiata nel corso dei secoli, mentre la chiesa nuova (o incompiuta), iniziata intorno all’XI secolo, non è mai stata portata a termine. È rimasta così, bellissima nella sua imperfezione, senza tetto, pavimenti e decori.

Cosa vedere. Con le sue mura possenti, i torrioni e il fossato, il Castello Aragonese, in centro città, dichiara subito la sua orginaria funzione difensiva. Costruito da Pirro del Balzo, signore di Venosa, nel 1470, successivamente è diventato una residenza nobiliare: oggi ospita la Biblioteca comunale e il Museo Nazionale Archeologico, con reperti ritrovati nella zona. Porta la “firma” di Pirro del Balzo, che la commissionò e la finanziò, anche la Cattedrale di Sant’Andrea. Terminata nel 1502, la chiesa si presenta a due piani e a tre navate: il campanile, alto 42 metri, si vede da ogni parte della città. Nella cripta si trova la tomba di Maria Donata Orsini, moglie di del Balzo e che gli portò Venosa in dote.

Cosa mangiare. Citato anche da Orazio, l’Aglianico del Vulture è un vino rosso dal leggero profumo di viola. Si abbina benissimo agli “strasciati”, pasta fatta in casa da condire con sugo di pomodoro e cacio ricotta, o alle tagliatelle con i ceci.

Info: www.comune.venosa.pz.itwww.venosa.it