Durissima condanna del regime siriano per il barbaro uso di armi chimiche e richiesta di immediato intervento della comunità internazionale per fermare con qualsiasi mezzo questi efferati crimini contro l’umanità. Non è l’ennesima presa di posizione ufficiale di un governo occidentale, ma quella dei talebani afgani. Quegli stessi talebani che da anni nel loro Paese combattono contro gli “invasori” americani e della Nato.

Sul loro sito internet, organo ufficiale dell’Emirato islamico dell’Afghanistan – questo il nome ufficiale dei mujaheddin afgani – i talebani hanno pubblicato un comunicato che pare scritto da quei falchi della Casa Bianca che hanno fretta di intervenire militarmente contro Damasco senza nemmeno aspettare la conclusione dell’indagine delle Nazioni unite.

“Tutti sanno che da due anni l’oppresso popolo siriano brucia in un violento fuoco – si legge nel comunicato – più di centomila uomini, donne e bambini sono morti, milioni sono diventati profughi mentre case e villaggi venivano bruciati. Ma non è finita qui, perché ora contro di loro vengono anche usate armi chimiche”. E ancora: “Il 21 agosto nell’area di Ghautha vicino alla capitale Damasco il regime siriano a brutalmente usato gas chimici contenuti in bombe che secondo fonti locali hanno causato la morte di 1300 civili innocenti, soprattutto donne e bambini, divenuti martiri di un crimine efferato”, affermano i talebani senza riserve.

“L’Emirato islamico – conclude il comunicato talebano – condanna nella maniera più ferma questa azione inumana e si appella alla comunità internazionale e specialmente al mondo islamico per porre immediatamente fine a questi crimini contro l’umanità e per intraprendere ogni misura necessaria per aiutare l’oppresso popolo siriano in modo da evitare il ripetersi di simili crimini in futuro”.

Un’uscita, questa dei talebani, che conferma la paradossale – ma non certo inedita – alleanza tra Occidente e jihadismo islamico estremista e qaedista che si sta cementando sui campi di battaglia siriani, dove l’ossatura della ribellione antigovernativa è composta da milizie di fanatici mujahedin sauditi, libici, iracheni, sudanesi, ceceni, balcanici, pachistani e ovviamente anche afgani, accorsi a combattere il jihad con armi e denaro degli Stati Uniti e dei loro alleati.