Dopo due anno e mezzo di guerra civile, 100mila morti e milioni di profughi, la comunità internazionale pensa a un intervento armato in Siria. Usa, Gran Bretagna, Francia e infine anche la Germania ritengono intollerabile l’uso di armi chimiche. In prima linea l’amministrazione Obama che parla chiaramente di “abuso di armi chimiche“. E anche il governo italiano esprime “condanna totale per il regime di Damasco”, ritenendo che sia stato “oltrepassato il punto di non ritorno” ed auspicando “una soluzione in ambito multilaterale”. La riunione, svoltasi a palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta; il suo vice, Angelino Alfano e i ministri degli Esteri Emma Bonino, e della Difesa, Mario Mauro, per esaminare gli sviluppi della crisi in Siria, è terminata con la decisione che il premier e i tre ministri daranno vita ad una commissione permanente per seguire l’evolversi della situazione e che proseguiranno i contatti in corso tra il governo italiano e gli alleati europei e statunitensi. 

Se l’Occidente dovesse intervenire in Siria la rappresaglia riguarderebbe probabilmente Israele. Un esponente del regime di Damasco ha ventilato questa possibilità, anche se solo ieri il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva fatto conoscere la posizione di Tel Aviv ricordando che Israele sa difendersi. Su un eventuale attacco Assad sembra fiducioso al quotidiano russo Izvestia: gli Usa “falliranno” se attaccheranno la Siria, “così come in tutte le precedenti guerre che hanno scatenato dal Vietnam ad oggi”.

Kerry: “L’uccisione di civili, donne e bambini, è un’oscenità morale”. Ma gli Usa sembrano non voler abbandonare la via intrapresa: “L’uccisione di civili in Siria è “un’oscenità dal punto di vista morale”, l’attacco della scorsa settimana dovrebbe “scuotere le coscienze nel mondo” afferma il segretario di Stato americanoJohn Kerry. ”Non è possibile giustificare l’uso di armi messe al bando da tutta la comunità internazionale, si tratta di qualcosa che dovrebbe colpire tutto il mondo. L’uso di queste armi, come il tentativo di coprirne il ricorso, offende tutta l’umanità”.  L’uso di armi chimiche in Siria è stato “su larga scala” e il presidente Barack Obama – che secondo fonti della Casa Bianca non ha ancora deciso – ritiene che “chi ne è responsabile debba essere chiamato a risponderne. “E’ reale: armi chimiche sono state usate in Siria” afferma Kerry sottolineando che il regime siriano mantiene la custodia delle armi chimiche. “Quello che abbiamo visto la scorsa settimana in Siria dovrebbe scioccare le coscienze. L’uccisione indiscriminata di civili, di donne e bambini e di innocenti con armi chimiche è un’oscenità morale. E’ sotto ogni punto di vista imperdonabile e innegabile”. “Il nostro comune senso di umanità è offeso non solo da questo crimine codardo ma anche dal cinico tentativo di coprirlo” afferma Kerry, sottolineando che l’atteggiamento del governo siriano non è stato quello di qualcuno che non aveva nulla da nascondere, “non era quello di un regime che voleva provare al mondo di non aver usato armi chimiche”.

Ispettori Onu hanno raccolto elementi di grande valore. Intanto elementi “di grande valore” sono stati recuperati dagli ispettori Onu in Siria nonostante il convoglio degli esperti diretti sul luogo del presunto attacco chimico nei pressi di Damasco sia stato oggi bersaglio di colpi di arma da fuoco. Il segretario generale dell’OnuBan Ki-Moon, fa sapere che gli ispettori sono riusciti e a visitare il sito teatro di un attacco chimico denunciato dai ribelli, e hanno raccolto testimonianze. Il convoglio di sei autovetture è tornato dall’area di Muadamiya dove gli ispettori hanno visitato persone ferite. Rientrando in hotel non hanno rilasciato alcun commento sulla loro visita durata circa tre ore. Intanto le Nazioni Unite hanno presentato sia alle autorità siriane sia all’opposizione una protesta contro i colpi di arma da fuoco sparati contro il contro il convoglio degli ispettori. 

La Siria minaccia Israele: “Mandante di ogni eventuale aggressione”. “La Siria ha un’arma strategica ed è in grado di rispondere” agli attacchi contro il suo territorio, ha ammonito il sottosegretario all’Informazione siriano, Khalaf Al-Muftah, in una dichiarazione rilasciata a Radio ‘Sawa’, l’emittente radiofonica Usa in lingua araba. “Le armi strategiche sono puntate principalmente contro lo Stato ebraico, che sarà considerato mandante di ogni eventuale aggressione e quindi sarà sotto il fuoco siriano” ha avvertito Al-Muftah. Il sottosegretario non ha quindi escluso un intervento a favore del regime siriano da parte di Iran, Iraq e del movimento sciita libanese Hezbollah, che compongono “l’asse della resistenza” nella regione. 

L’Iran, attraverso il proprio ambasciatore in Siria, ha messo in guardia gli Stati Uniti sostenendo che un attacco contro Damasco trasformerebbe il paese in un nuovo Iraq o Afghanistan. ”Gli Usa dovrebbero essere cauti e imparare la lezione degli avvenimenti in Iraq e Afghanistan dopo l’occupazione”, ha detto l’ambasciatore Mohammad-Reza Rauf Sheibani. In dichiarazioni all’agenzia iraniana Isna, il diplomatico ha aggiunto che, di lezione, dovrebbero servire “anche gli sviluppi in Libia e in Nord Africa e i costi” che l’America “ha pagato per tutto ciò”.  

Sulle conseguenze di un intervento militare stile Kosovo è intervenuta anche Emma Bonino. “Un intervento militare in Siria senza la copertura del Consiglio di sicurezza dell’Onu non è praticabile” spiegava il ministro degli Esteri a Radio Radicale, invitando a considerare quale potrebbe essere, appunto, la reazione di Russia e Iran. “Dovremmo evitare di rendere mondiale un dramma che è internazionale – ha aggiunto -. E anche l’opzione ‘1’ di un intervento ‘limitato’ rischia di diventare illimitato. Gli stessi paesi che premono per una soluzione militare – osserva la responsabile della Farnesina – in Siria si rendono conto delle difficoltà di tale opzione ricordando ad esempio che lo stesso collega francese Laurent Fabius ha parlato di ‘problemi non irrilevanti in caso di intervento senza mandato Onu'”. Inoltre, tali paesi, come anche la Gran Bretagna, dovranno “tenere conto delle proprie opinioni pubbliche e dei parlamenti” che potrebbero ostacolare un intervento militare. Durante una telefonata con il premier britannico David Cameron, il presidente russo Vladmir Putin ha affermato che secondo a suo avviso “non ci sono ancora prove che l’attacco del 21 agosto sia stato opera delle forze di Assad’’.