Luciano Violante fa male, anzi malissimo a fornire una sponda politica a Silvio Berlusconi, legittimando il ricorso alla Corte Costituzionale sulla legge Severino. Primo perché quella legge l’ha votata anche lui, oltre al Pdl. Secondo perché Violante sa benissimo che il ricorso alla Corte Costituzionale sarebbe un pretesto per perdere tempo, visto che la legge Severino possiede tutti i requisiti di costituzionalità essendo stata controfirmata dal presidente della Repubblica. Terzo, perché sarebbe assurdo che la giunta che dovrà decretare la decadenza di Silvio Berlusconi proprio in base alla legge Severino sollevasse in prima persona un dubbio di costituzionalità.

Se Berlusconi pensa che gli italiani siano tutti allocchi e che la legge appena votata dal suo partito sia diventata improvvisamente incostituzionale convochi i suoi avvocati e i suoi peones e chieda loro di aprire la procedura formale davanti alla Corte Suprema magari attraverso un referendum abrogativo. E’ evidente che lo scaltro Caimano una scelta di questo tipo non la farà mai perché la tempistica di una procedura del genere con tanto di raccolta delle firme per indire un referendum non impedirebbe alla Giunta di estrometterlo dal parlamento, applicando il dispositivo di sentenza della Corte di Cassazione.

A Berlusconi non interessa una strada di questo genere a lui interessa soltanto che non venga applicata la legge nei suoi confronti. Siamo come al solito alla giustizia ad personam.

Se il ricorso alla Corte Costituzionale è assurdo, la richiesta di grazia rilanciata da Gasparri o peggio ancora la commutazione della pena proposta dal fantasioso Fabrizio Cicchito sono una vera follia che non dovrebbero neanche essere prese in considerazione. Ma con quale argomentazione Giorgio Napolitano dovrebbe graziare Silvio Berlusconi, visto che l’uomo di Arcore rigetta in toto tutti i gradi di giudizio. Il ravvedimento previsto dalla grazia dove sta? Non parliamo poi della commutazione della pena! Se avvenisse una simile abnormità si creerebbe un precedente pericolosissimo. Qualsiasi condannato in via definitiva avrebbe il diritto di chiedere la commutazione della pena per ragioni politiche.

L’assetto istituzionale fondato sulla separazione dei poteri verrebbe disintegrato in un sol colpo soltanto per consentire al signor Berlusconi di ottenere la sua agibilità politica.

Ora, si capiscono le teste di legno di Gasparri e Cicchito che in modi diversi tentano di salvare il loro leader, ma su una condanna che non fa una grinza per quale ragione Luciano Violante deve fornire una sponda a Berlusconi? Per sentirsi dire dalla pasdaran Maria Stella Gelmini: “Bravo”? Ma mi faccia il piacere!