La nuova frontiera delle mazzette? Assumere i figli di papà. Jp Morgan è finita di nuovo sotto i riflettori per aver dato un posto di lavoro a giovani rampolli dei dirigenti delle più grandi imprese di Stato in Cina, chiedendo in cambio un aiuto per fare affari nel Paese. A puntare i riflettori sulla banca, che ha sempre più problemi con la giustizia, è stata la Sec (la Consob americana) che, secondo la stampa, ha aperto un’inchiesta sulle assunzioni nel territorio, dove le relazioni personali hanno un ruolo fondamentale nel concludere gli affari. La pratica non è, d’altronde, una novità. Tra le banche di Wall Street, spiega il quotidiano americano, è infatti abbastanza comune assumere figli di manager e politici cinesi per spianare la strada ai propri business.

La banca, secondo quanto emerge da un rapporto della Commissione, avrebbe assunto Tang Xiaoning, figlio di Tang Shuangning, ex dirigente dell’Autorità cinese sui controlli bancari, diventato nel frattempo presidente del China Everbright Group, una conglomerata pubblica, dalla quale Jp Morgan, dopo l’assunzione, avrebbe ricevuto importanti incarichi, tra cui la consulenza per l’emissione azionaria di una controllata. Gli uffici dell’istituto americano a Hong Kong avrebbero anche assunto Zhang Xixi, figlia di un importante dirigente delle ferrovie cinesi, poi arrestato perché coinvolto in uno scandalo di tangenti, ottenendo in cambio la consulenza sul debutto in Borsa della compagnia, che ha fruttato 5 miliardi di dollari. “Succede così da vent’anni”, spiega all’Huffington Post Ronald Wan, professore della Renmin University in Cina ed ex banchiere, riferendosi al vizio che hanno le grandi banche americane di fare assunzioni “mirate” per insediarsi al meglio nel territorio.

L’inchiesta sulle assunzioni in Cina arriva in un momento particolarmente delicato per Jp Morgan. Il dipartimento di Giustizia ha infatti avviato nelle ultime settimane un’inchiesta penale nei suoi confronti per i titoli “scadenti” venduti prima della crisi finanziaria, fra il 2005 e il 2007. La banca resta poi sotto i riflettori per la perdita da circa 6 miliardi di dollari annunciata nella primavera dell’anno scorso dovuta a scommesse azzardate sui derivati. Le cause legali sempre più frequenti potrebbero costare alla banca 6,8 miliardi per i contenziosi legali, escludendo le riserve attuali. Una cifra che, secondo un’analisi di Barclays Research, è la maggiore tra tutti gli istituti di credito americani.