Intesa San Paolo ha da poco presentato il proprio bilancio per il primo semestre 2013, chiusosi con un crollo del risultato netto dagli 1,27 miliardi del primo semestre 2012 ai 422 milioni registrati al 30 giugno 2013.

Mancano all’appello oltre 800 milioni dovuti a maggiori accantonamenti su crediti dubbi, pare proprio riconducibili ad un unico cliente : quel Roman Zaleski che sino a 6 anni fa ha beneficiato di credito praticamente illimitato dalle principali banche italiane, Intesa San Paolo in testa a tutte. Infatti, sebbene grandemente ridotta rispetto a qualche anno fa, l’esposizione dei nostri campioni del credito, è ancora impressionante: Intesa è ancora esposta per oltre 1,2 miliardi di euro, Unicredit per oltre 500 milioni, MPS ed UBI per quasi  400 milioni complessivi.

In totale, l’esposizione verso Zaleski assomma ad oltre 2,3 miliardi di euro (ma negli anni d’oro prima della crisi del 2008 si arrivò anche a 7 miliardi) a fronte di un portafoglio di titoli a garanzia che, agli attuali prezzi di mercato, non vale più di un miliardo di euro. La perdita per le banche è praticamente certa ed oggi, dopo anni di rinvii (è dal 2008 che le linee di credito sono di fatto “congelate”) le svalutazioni iniziano ad apparire nei bilanci.

Ho personalmente lavorato per molti anni in una di queste banche e mi sono sempre chiesto come fosse possibile che un puro trader di borsa quale è Zaleski godesse di fidi praticamente illimitati presso il sistema creditizio. Il suo modo di operare è sempre stato semplice quanto potenzialmente devastante: otteneva finanziamenti per centinaia di milioni che usava per acquistare quote azionarie rilevanti delle banche, quote che poi venivano date in garanzia alle stesse banche finanziatrici.

Questo modo di operare ha consentito negli anni a Zaleski di presentarsi alle assemblee delle banche coinvolte nella duplice veste di maggior debitore e di azionista rilevante, in spregio alle norme di legge che vorrebbero limitare il più possibile le operazioni con parti correlate e la concentrazione dei rischi (a proposito : Banca d’Italia non risulta mai pervenuta sulla situazione di Zaleski).

Certamente, per quanto riguarda Intesa San Paolo, Zaleski ha sempre svolto un ruolo funzionale agli interessi del suo Presidente, Giovanni Bazoli, per conto del quale è arrivato in passato ad essere secondo azionista della banca con una quota vicino al 6%, quota rivelatasi strategica per Bazoli e funzionale al mantenimento del suo controllo sulla banca, in spregio alle più elementari norme sul conflitto di interesse.

In quale altro paese si è mai visto il vertice di una banca finanziare illimitatamente e con grande assunzione di rischio un soggetto, con il solo scopo di mantenere il controllo? Ancora oggi però questa situazione pare non creare alcun imbarazzo a Bazoli, se nello scorso mese di maggio Zaleski si è tranquillamente presentato in assemblea con il suo 1,7% di Intesa San Paolo ed ha ovviamente votato per la rielezione di Bazoli.

Francamente, da chi in passato ha svolto con grande professionalità un ruolo determinante nel salvataggio del Banco Ambrosiano, ci saremmo aspettati maggiore trasparenza e ben altro senso etico.