L’ultima speranza dei berlusconiani è la bobina sparita. La registrazione del colloquio telefonico del giudice Antonio Esposito, 72 anni da Sarno, con il giornalista del Mattino Antonio Manzo, 53 anni da Eboli, è l’ultimo appiglio per poter mettere in discussione il presidente del collegio che ha condannato Berlusconi e la sua sentenza. “I segreti del giudice nascosti in un audio, il Csm ascolterà tutto il colloquio con Il Mattino”, sognava a tutta pagina ieri il Giornale. L’obiettivo dei berlusconiani è l’acquisizione dell’audio integrale della conversazione nella speranza che nel colloquio in parte in dialetto, registrato all’insaputa del magistrato, si nasconda qualche pretesto per innescare ulteriori polemiche. Il punto di arrivo della strategia non è un atto giudiziario, come la revisione della condanna, ma un atto politico: la grazia.

“Il Mattino” finora ha pubblicato sul suo sito internet, dopo le prime smentite del contenuto dell’intervista da parte del giudice Esposito, solo un minuto e mezzo della conversazione. L’inviato che ha realizzato lo scoop, Antonio Manzo, in un articolo successivo ha fatto però sapere che esiste un’altra mezz’ora di conversazione nel suo cassetto. “Il Csm acquisirà il brogliaccio della telefonata”, esulta il Giornale. Il direttore del Mattino, Alessandro Barbano, finora ha scelto di non divulgare il contenuto integrale dell’audio perché non vuole che la sua testata sia strumentalizzata in una battaglia politica.

Il Mattino è controllato dal gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Pierferdinando Casini e finanziatore dell’Udc. Uno degli uomini più liquidi d’Italia. Il quotidiano sarà certamente sottoposto a formidabili pressioni ma il direttore prima di partire per le ferie ha detto ai suoi di tenere nel cassetto il cd perché non vuole che uno scoop giornalistico diventi un’operazione politica contro un magistrato. Tutti i berlusconiani sono impegnati nella battaglia. In ogni settore, dalla politica all’informazione passando per la giustizia. Grazie alla richiesta dei tre membri del Csm in quota al partito dell’imputato, il Pdl, è stata aperta una pratica contro il giudice Esposito. Grazie al presidente delle prima commissione del Csm, Annibale Marini, eletto con il gradimento del partito dell’imputato, quella pratica è stata messa sul binario accelerato. Ora il direttore del Giornale della famiglia dell’imputato indica la linea al Csm: “Qualcuno avrà il coraggio di ascoltare quel nastro prima che la situazione precipiti del tutto e il Paese finisca nel caos politico?”, si chiede preoccupato Sallusti dopo avere fatto notare che “mi risulta che nella conversazione ci siano passaggi di una tale gravità da mettere in discussione la legittimità della sentenza stessa”.

Il Giornale si sta guadagnando sul campo i milioni di euro che le aziende dei Berlusconi iniettano nelle sue casse. Il quotidiano ha perso 2,8 milioni nel 2012, che si aggiungono ad altri 80 milioni persi nei cinque anni precedenti. Un pozzo senza fondo controllato per il 63 per cento dalle società di Paolo Berlusconi e per il restante 37 per cento dalla Mondadori, guidata da Marina Berlusconi e controllata dalla famiglia del beneficiario ultimo di tante campagne giornalistiche: Silvio Berlusconi. Non bisogna stupirsi se il Giornale pubblica da giorni notizie sulle accuse rivolte in passato al giudice Esposito dal Csm o in Parlamento senza raccontare le decisioni degli organi giudicanti che le hanno smontate, 30 anni fa. Né bisogna stupirsi se ieri dedica le solite tre pagine al primo presidente di collegio della Cassazione che ha osato condannare a 4 anni di carcere Silvio Berlusconi.

I titoli sono: “Ora il giudice bugiardo trema” oppure “Esposito si è tradito”; per finire con l’articolo “Il magistrato inchiodato pure alla Camera” che recupera addirittura un’interrogazione parlamentare comunista di 33 anni fa e un articolo coevo dell’Unità. Venerdì scorso il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha chiesto all’Ispettorato del ministero di valutare se nell’intervista di Esposito vi siano elementi suscettibili di azione disciplinare nonostante la norma del 2006 sia chiara nell’escludere che si possa mettere sotto accusa un giudice che rilasci interviste dopo una sentenza irrevocabile, come nel caso di Esposito. Eppure, sotto la spinta mediatica, Cancellieri ha mosso l’Ispettorato, guidato dal giudice Maria Rosaria Di Tomassi, nominata da Paola Severino.

Il fine ultimo di queste manovre non è la punizione di Esposito né l’annullamento della sentenza, non ci credono nemmeno i legali, anche se ieri circolava la voce di una richiesta di revisione da parte di Ghedini. L’obiettivo è la creazione di un clima politico che renda meno indigesto un atto di clemenza di Napolitano, al quale sempre più spesso si indirizzano i minacciosi editoriali del Giornale. In fondo già una volta Napolitano ha concesso una grazia senza ravvedimento e a poca distanza dalla sentenza definitiva. Il beneficiato era l’autore degli editoriali minacciosi: Alessandro Sallusti. Il primo graziato che non ringrazia.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 agosto 2013