La commemorazione della strage di Bologna è l’evento più importante che la città, suo malgrado, si trova a celebrare ogni anno.

Alle ore 10.25 del 2 agosto 1980, nella sala d’aspetto della Stazione di Bologna colma di turisti e di gente in partenza/ritorno dalle vacanze, dall’interno di una valigia lasciata in un angolo scoppiò una bomba. L’esplosione causò il crollo dell’ala ovest dell’edificio.

Il bilancio fu di ottantacinque morti e duecento feriti, gente innocente proveniente da città italiane e straniere.

Quando successe ’sto gran casino avevo dodici anni e mi trovavo in villeggiatura a Castiglione dei Pepoli a casa di amici di famiglia per un pranzo luculliano a base di funghi porcini e galletti raccolti nel castagneto dagli umarells due giorni prima. 

Era sabato, si era lì per festeggiare. Poi qualcuno accese la tivù in bianco e nero e con un paio d’ore di ritardo apprendemmo la tragica notizia in maniera confusa. Altro che internet e la banda larga.

Gli adulti commentavano, discutevano, la conta dei morti saliva.
Noi cinni mangiavamo i funghi in silenzio mentre il tubo catodico passava immagini di corpi insanguinati estratti dalle macerie portati via con l’autobus 37, lo stesso che prendevo con mia madre per andare in Piazzola al venerdì.

Dopo pranzo mi isolai, entrai nella Ritmo Targa Oro parcheggiata sotto a un albero, accesi l’autoradio e ascoltai un minuto di Video Child Ze Redio Star dei Bagols, ma spensi immediatamente.
Proprio non ce la facevo a sentire della musica.

Il 2 agosto di ogni anno, l’Associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione presidenziata da Paolo Bolognesi, la cittadinanza intera e i rappresentanti politici interessati sfilano per via Indipendenza e raggiungono piazza delle Medaglie d’Oro dove alle 10.25 cala il silenzio più totale e si ricorda. E sempre lo si farà.