La Bolognina – lo storico quartiere popolare di Bologna – sta cambiando, ci dicono. Lo vediamo anche noi che abitiamo qui.

Il PD nell’ultima campagna elettorale aveva parlato di stop al consumo di suolo, vorrei portare i dirigenti e tutta la base del partito sul balcone della mia cucina che dà sulla zona dell’ex mercato ortofrutticolo: non c’è altro che cemento, e ne arriverà ancora. È vero che prima non era uno spazio verde, quindi “consumo di suolo” non è la definizione corretta, però il concetto è lo stesso: dove non ci sono case o palazzi, costruiscono.

Le intenzioni del progetto di edilizia partecipata che ha generato questo cantiere diffuso erano molto igieniche, molto sol dell’avvenire, molto europee perbene (ma con uno strano senso di perbene): fare della Bolognina un quartiere liftato, pieno di botox, come se l’odierno esistente fosse feccia, una parte della città da obnubilare. E su questo aspetto consiglio a tutti la visione del documentario di Gianni Celati “Case sparse-Visioni di case che crollano” (2003).

Alcuni alloggi, un’ottantina, sono stati ultimati e inizierà a breve la consegna. Altri, 112, saranno consegnati a fine anno. Dalle stime effettuate, circa 2mila persone abiteranno questa nuova area residenziale indirizzata a un target medio-alto, infatti i prezzi si aggirano tra i 4 mila euro al metro quadro per quanto riguarda l’edilizia libera (tra cui 700-800 alloggi pronti in 3-4 anni), e i 3 mila euro al metro quadro per quanto riguarda l’edilizia convenzionata. In questo modo la tradizione popolare del quartiere sarà totalmente snaturata. Ovviamente non è un caso che vicino a questi nuovi e costosi palazzi sia nata la stazione del TAV, gli abitanti di via Carracci sanno alla perfezione che cos’ha comportato la sua costruzione, tra crepe e puntellamenti nelle loro abitazioni.

In mezzo a questo cantiere c’è un però. Ed è l’XM24, centro sociale che da oltre dieci anni organizza la sua attività politica, sociale, culturale e commerciale (con il mercatino biologico del giovedì). Inizialmente l’edificio doveva essere abbattuto per la costruzione di una rotonda poi, dopo una riunione con i vertici tecnici e politici dell’amministrazione comunale, si era stabilito il non abbattimento grazie allo spostamento di alcuni metri della rotatoria. Ma i rappresentanti dell’XM24 erano venuti a sapere, da un’ingenua funzionaria comunale, che l’abbattimento era solamente rimandato di 3-4 anni, non più per la rotonda, bensì in seguito alla costruzione di una pista ciclabile. Lunedì 22 luglio i ragazzi di XM24 hanno bloccato l’inizio dei lavori di cantierizzazione, questo gesto è servito ad avere un ulteriore incontro con il comune in modo tale da poter presentare il loro progetto alternativo redatto da uno studio di architetti romani. L’amministrazione comunale sembra averlo preso in considerazione e giovedì 25 luglio è stato confermato il non abbattimento di XM24. In tutta questa vicenda c’è da dire che se fosse successo in un altro quartiere, probabilmente sarebbe arrivata la polizia assieme alle ruspe. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, ed effettivamente il presidente del quartiere Navile Daniele Ara (PD) ci ha messo la faccia, molto probabilmente più di quanto non l’avrebbe mai messa il suo partito. Questo fa bene alla politica e fa bene all’amministrazione che in questo modo sperimenta la risoluzione dei conflitti cittadini accettando proposte che provengono dal basso.

Ora rimane solo da sciogliere il nodo della convenzione che il comune ha proposto a XM per metterlo in regola. Quest’ultima è stata respinta dagli occupanti che a loro volta hanno proposto una convenzione alternativa che prevede in un primo momento un’assegnazione temporanea dello spazio sottoscritta da tutti i partecipanti all’assemblea di gestione, per poi arrivare all’individuazione di un nuovo strumento di assegnazione direttamente all’assemblea. Vedremo come andrà a finire. La cosa bella di questa storia (per ora) a lieto fine è che c’è stata la volontà di costruire qualcosa di diverso e di alternativo e non solo di distruggere. In un periodo come questo in cui tutto crolla, vedere che qualcosa nasce dopo una lotta, fa bene a tutti.

Piccola nota personale sulla cementificazione del quartiere. Si poteva pensare di costruire in un modo diverso, casomai edilizia popolare o comunque edifici un po’ più bassi rispetto a quelli che stanno o che hanno costruito, rispettando in questo modo le altezze medie dei palazzi del quartiere (5-6 piani), con una cura anche nell’aspetto estetico, magari riprendendo l’idea dei mattoni rossi utilizzati in molte palazzine della Bolognina.

A volte c’è da chiedersi cosa sia rimasto in queste giunte comunali, quale visione del futuro hanno intenzione di proporre a chi abita il quartiere e la città. Soprattutto a chi lo abiterà. Perché con la costruzione di palazzi orribili non si illudano di compiacere gli abitanti. Conviene che scendano giù dal pero, perché se questo è il futuro che vogliono, è un futuro deragliato. L’arricchimento di una città, di un quartiere, di una comunità, non può essere solamente valutato in cubature di cemento, ci sono altri aspetti che esulano il cemento e che sono ben più importanti. Sono convinto che lo sappiano anche loro, però manca la volontà di azione. Come in molte cose del resto, la volontà è tutto.

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