Un gruppo di cittadine e di cittadini ha deciso di promuovere presidi sotto le sedi delle prefetture per esprimere solidarietà ai magistrati insultati e per ribadire la fiducia nei giudici che, tra qualche ora, dovranno esprimere il verdetto finale su Berlusconi. Non tutti hanno concordato con la loro iniziativa, dubbi e perplessità riguardavano e riguardano la opportunità di manifestare alla vigilia di una sentenza così delicata in sé e per gli scenari futuri.

La discussione è legittima, meno legittimi sono gli strali piovuti, da ogni parte, sul capo degli organizzatori, quasi fossero loro il pericolo per la autonomia della Cassazione e per il futuro del nostro ordinamento democratico. Le donne e gli uomini, che hanno scelto di manifestare, sono comunque gli stessi che, in tante altre occasioni, sono scesi in piazza per difendere la Costituzione, per dire No ai bavagli alla giustizia e alla informazione.

Quelli che li hanno attaccati, a cominciare dal servizio d’ordine politico e mediatico del Cavaliere, invece, sono i  medesimi che hanno stilato gli editti bulgari e hanno marciato contro i tribunali e contro la Costituzione. Chi ha puntato l’indice contro i manifestanti di ieri, non ha trovato, invece, il tempo di alzare la voce contro le gravissima parole pronunciate da quasi tutti gli esponenti della destra, ministri compresi.

Da Gasparri alla Biancofiore, dalla Gelmini a Brunetta hanno annunciato che ” In caso di condanna non potremmo non reagire perché saremo di fronte ad una giustizia politica..”.

Chi sarebbero gli eversori, quelle centinaia di persone con la Costituzione in mano, o i rappresentanti delle istituzioni che annunciano la rivolta contro una eventuale sentenza non gradita?
Chi minaccia la Cassazione, quelli che, a torto o a a ragione, manifestano  a capo scoperto o gli incappucciati  che intrigano per strappare un verdetto, quanto meno di rinvio o di stralcio?

Non sappiamo cosa deciderà la Corte, ma di sicuro sappiamo che, a chi reclama legalità,viene rivolto l’invito ad abbassare i toni e a non “strumentalizzare” la sentenza. Chi invece minaccia ritorsioni, marce, abbandono delle aule, continua a restare al governo, puntella la maggioranza e viene persino rassicurato sul fatto che una eventuale condanna del capo supremo, non comporterà conseguenza alcuna sul piano politico.

Magari, subito dopo, a settembre, si potranno anche votare prima le modifiche all’articolo 138 della Costituzione e poi cambiarla insieme ai marciatori di ieri, di oggi e forse anche di domani.

Se non lo avete ancora sottoscritto, firmate l’appello a salvaguardare la Costituzione lanciato dal Fatto.