Un quadro “grottesco e disarmante”. Dopo l’articolo di Andrea Tundo su ilfattoquotidiano.it che denuncia le manifestazioni contro Greenpeace organizzate da Enel, i capigruppo del Movimento 5 Stelle Nicola Morra e Riccardo Nuti scrivono una lettera aperta per chiedere spiegazioni.

“La notizia”, scrivono, “ha dell’incredibile. Le carte di un processo in corso a Brindisi contro alcuni dirigenti Enel, per i danni ambientali causati dalla centrale a carbone di Cerano, fanno emergere un quadro che sarebbe grottesco: quello di una grande multinazionale, controllata dallo Stato, che per ribattere le critiche di un’associazione ambientalista organizza finte manifestazione, utilizzando i suoi lavoratori come comparse, strumentalizzandone il ruolo e piegandone dignità e autonomia ai suoi scopi. Scopi che, al momento, paiono ben poco meritori”. 

Fatti che i parlamentari dicono di voler denunciare e soprattutto chiarire. La lettera è indirizzata ad alcuni dei responsabili della situazione. “Chiediamo”, continuano Morra e Nuti, “a Fulvio Conti, un manager nominato e confermato dal ministero del Tesoro nei governi Berlusconi, un signore che guadagna 4,5 milioni di euro l’anno, di dare spiegazioni. Non può trincerarsi nel silenzio. Enel deve spiegare se quello che emerge dalle carte di Brindisi è vero come purtroppo appare. E chiarire le responsabilità dietro questa squallida vicenda, prendendo un impegno a non ripetere mai più manovre tanto basse. Non possiamo esimerci però dal porre pubblicamente altre domande”. Ma non solo la multinazionale, chi secondo i 5 Stelle deve dare risposte sono anche le istituzioni: “Scriviamo al ministero del Tesoro, che è responsabile della quota che lo Stato ha in Enel: era al corrente? Ha qualcosa da dire? E ai sindacati: nulla da eccepire sui modi con cui Enel strumentalizza i lavoratori che dovreste rappresentare e tutelare? Enel, per il 31%, è del Governo. Ovvero è degli italiani. Può permettersi di prendere in giro l’informazione e l’opinione pubblica, inscenando false proteste contro chi la contesta?”.

Riccardo Nuti e Nicola Morra, a nome del gruppo in Parlamento, prendono una posizione pubblica in difesa dell’associazione ambientalista. “Greenpeace, l’associazione contro cui Enel avrebbe inscenato le finte proteste, è impegnata da tempo in una campagna contro l’uso che la multinazionale italiana fa del carbone, la fonte energetica più sporca e dannosa per il clima. Dalla combustione del carbone, a livello globale, si sprigiona oltre il 40% delle emissioni di anidride carbonica, il gas maggiormente responsabile delle alterazioni del clima. Da molti anni Enel risulta essere l’azienda che più di ogni altra, in Italia, emette CO2: 38 milioni di tonnellate nel solo 2012, oltre una tonnellata al secondo, in gran parte emessi proprio dalle ciminiere delle sue centrali a carbone”.

E chiudono puntando il dito contro l’impatto che la multinazionale avrebbe sull’ambiente. “Vale la pena ricordare”, concludono, “come i cambiamenti climatici non siano un problema distante e remoto. Uno studio indipendente commissionato da Greenpeace a un istituto di ricerca olandese, applicando una metodologia dell’Unione Europea a dati forniti da Enel stessa, stima che le emissioni delle centrali a carbone dell’azienda siano causa, in Italia, di una morte prematura al giorno; e di danni per 1,8 miliardi di euro l’anno. In relazione a queste accuse non è ancora giunta, da Enel, alcuna parola chiara di smentita. Questo ci preoccupa”.