A Grottaferrata, paese a poco più di 20 chilometri da Roma, fin dall’antichità romana uno dei luoghi di villeggiatura e residenziali più eleganti e frequentati dei Castelli romani, gli spazi di espansione si sono assottigliati. Le nuove ville hanno parcellizzato le vecchie proprietà e saturato nuove parti di territorio. Tra le gru in funzione e i nuovi cantieri c’è anche quello di Villa Arrigoni-Muti. Dove da più di due decenni è in corso il tentativo di trasformare le architetture cinquecentesche del Palazzo in appartamenti. Di pregio, si afferma nella brochure che li reclamizza. Anzi le trasformazioni sarebbero già state realizzate. Nonostante esso sia riconosciuto, da tempo, come “immobile di interesse storico-culturale”. Per questo il locale Circolo degli Ecologisti Democratici protesta. Mentre amministrazioni ed enti responsabili, chiamati in causa, assicurano che nulla è stato fatto di contrario a leggi e prescrizioni. Ma a ben guardare non sembrerebbe proprio così.

Ci sono storie che si fa fatica a comprendere. Tanto sembrano “impossibili”. Incredibili, addirittura.  Eppure sono reali ed il motivo per il quale rimangono spessissimo confinate alle cronache locali, senza neppure la speranza che il sicuro clamore suscitato nell’opinione pubblica quando fossero rese note possa smuovere qualcosa, è proprio nel numero davvero consistente di casi esistenti. Monumenti in rovina per l’abbandono oppure rovinati perché tutt’altro che funzionali alla realizzazione di nuove strutture, pubbliche o private che siano. Edifici storici, da anni in disuso, che cambiano proprietà con l’obiettivo di mutarne anche la destinazione d’uso. I più pragmatici direbbero, “nel tentativo di fare cassa di un immobile che altrimenti continuerebbe a comportare soltanto passivo”. Tutti gli altri, facendo scempio di testimonianze uniche del nostro passato glorioso. 

Al centro della storia un palazzo rinascimentale ornato all’interno da pitture di maestri come il Cingoli, il Passignano e Pietro da Cortona. Impostato al di sopra di straordinarie e grandiose rovine di un impianto residenziale di età romana. Come rivelano i grandi terrazzamenti artificiali e i resti di varia tipologia e tecnica certamente visibili ancora nell’ottobre del 2011. Un impianto dal quale sono emerse in diverse occasioni, numerose opere d’arte. In parte andate ad arricchire le collezioni dei Musei Vaticani e del British Museum di Londra, in parte a lungo conservate sul posto. Una villa, quella rinascimentale, dotata anche di un grande parco, uno degli esempi italiani più significativi di sistemazione a verde. A ben vedere, non mancherebbe nulla per promuoverne tutela e valorizzazione. Facendone una delle mete, insieme agli altre ville tuscolane, di un percorso turistico articolato e dal sicuro, grande, appeal. Altro che Castelli della Loira! Naturalmente non è andata così. L’occasione  mancata. Per colpa di interessi particolari. Di disattenzione e pressapochismo.

La villa è lì, sempre chiusa, tanto più dopo che i vecchi proprietari decidono di disfarsene alla fine degli anni Ottanta. Così anche le opere finanziate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici nel 2002 con una prima tranche di 216.544,44 euro, sono rilevabili solo dall’esterno. Quasi per caso ci si accorge nel 2007 che gli interventi di restauro e risanamento sono diventati più radicali, trasformandosi in una vera e propria ristrutturazione. Che ha interessato l’apertura di finestre sulla facciata dell’avancorpo, l’innalzamento di abbaini sull’avancorpo della facciata sud e sul tetto, da cui sono stati eliminati vari comignoli e tutti i coppi originali, e, forse, lo spostamento di alcune finestre sempre sulla facciata sud. Opere chiaramente propedeutiche ad una sistemazione interna in appartamenti. Insomma un “sopruso”. Immediata la richiesta di chiarimenti alla Soprintendenza e al Comune di Grottaferrata. Richiesta rimasta senza risposta. Poi nel 2011 la scoperta che la Sa.Mo Italia S.p.a, una società specializzata nella compravendita di immobili di pregio, aveva pubblicato un Bando per una gara di offerte per il compendio immobiliare Arrigoni-Muti, a Grottaferrata. Planimetrie piano per piano dei sedici appartamenti ricavati nella villa, oltre ai tre in un annesso nel parco. Regolarmente realizzati da quanto si leggeva sul sito, visti i “permessi di costruire n. 189 del 3 agosto 1998 e n. 49/2007 del 29 giugno 2007”. La Soprintendenza nell’agosto del 2011 rispondeva dichiarando che il sopralluogo  non aveva “evidenziata alcuna attività edilizia in corso, né alterazioni rispetto alla situazione precedentemente monitorata, già fatta oggetto di ripetuti accertamenti”.

Intanto la nobile villa compare anche sul sito di “Roma investimenti”, di ASP Finance, dove si legge che “sulla base dei due progetti approvati, la destinazione d’uso dell’immobile è il residenziale (17 appartamenti) e ad attività terziaria (albergo, ristorante, sale convegni)”. In questa battaglia quasi solitaria combattuta dal locale Circolo degli Ecologisti Democratici e dal suo Coordinatore, Giancarlo Giombetti, molte richieste di chiarimenti, poche risposte, oltre a tre interrogazioni parlamentari a firma di Ermete Realacci. L’ultima del 23 maggio passato. Nonostante gli sforzi nessun concreto atto.

La villa, ormai “sfigurata”, sembra essere solo in attesa dei nuovi abitanti. Come era già successo in passato. Quando i proprietari avevano deciso di disfarsi dell’immobile. Non è difficile trovare acquirenti tra le società immobiliari che, dopo essersela passata di mano, provano a cederla al Ministero degli Interni. Il progetto? Semplice. La ristrutturazione della villa in uffici e servizi per farne una Scuola Superiore di Polizia. Nel dettaglio 54 alloggi e 63 bagni nel vecchio palazzo e 27mila metri cubi di nuova edilizia nel parco, ai quali si sarebbero aggiunti due campi da tennis, una piscina e, naturalmente, un grande parcheggio. Sembrava fatto. Con il nulla osta di entrambe le Soprintendenze (architettonica e archeologica). A fermarne la realizzazione il sequestro dell’area da parte del Pretore di Frascati.  E quindi un processo che nei vari gradi di giudizio ha dato ragione alla Legambiente che si era opposta alla trasformazione della Villa.

Ora non si sa chi potrà fare qualcosa. Chi deciderà di opporsi davvero all’operazione immobiliare.

Sul declinare della passata legislatura il Governo Monti aveva deciso di mettere in vendita quei beni immobiliari dal riconosciuto valore storico che da tempo risultavano inutilizzati o mal utilizzati. Ricorrendo in alcuni casi allo strumento della concessione-locazione. La misura fece scalpore. Ora, a Grottaferrata sta accadendo qualcosa di molto più “grave”. Si vogliono, realizzare appartamenti nelle cubature di un palazzo rinascimentale. E’ mai possibile che all’abbandono si possa rispondere soltanto con riutilizzi così poco rispettosi delle nobili architetture?  La risposta sembra di conoscerla. Purtroppo.