Quando la scuola rivela la propria vulnerabilità, fa male. Quando viene attaccata, ferita, profanata ci fa sentire attaccati, feriti, profanati tutti. E non perché siamo insegnanti o studenti. Ma perché siamo cittadini. Cittadini davanti ad un’istituzione della Repubblica – per noi fondamentale – messa vilmente sotto scacco.

Il senso di straniamento è traumatico: lo fu terribilmente quando a San Giuliano, ormai più di 10 anni una fa, una scuola, solo una scuola tra tanti edifici, si sbriciolò sotto le scosse di terremoto seppellendo una prima elementare e la sua insegnante. Lo è stato quando il controsoffitto di una scuola di Rivoli è venuto giù uccidendo un adolescente, Vito Scaffidi, durante l’intervallo. Si trattò nel primo caso di un evento naturale, e della conseguenza catastrofica determinata dalla superficialità e dall’incuria dell’uomo. Nel secondo caso, solo del segno del degrado in cui versa l’edilizia scolastica. Lo è stato quando un pulsante premuto da una postazione lontana e sicura fece esplodere l’ordigno che uccise, nel maggio dello scorso anno, Melissa Bassi. Non  evento naturale più o meno imprevedibile, ma la premeditazione di sistemare proprio lì e di fare esplodere proprio all’ora dell’entrata un ordigno.

Ieri è accaduto lo stesso, anche se – fortunatamente – non ci sono state vittime. Qualcuno ha ritenuto che il liceo classico Socrate dovesse “pagare” qualcosa. E in via dimostrativa ha profanato e offeso un’istituzione dello Stato, una comunità – quella degli studenti e dei lavoratori che quotidianamente considerano quel luogo “il proprio luogo”;  un’idea, un principio, un’identità che con la violenza non hanno nulla a che fare.

Non è la prima volta che questa scuola fa i conti con atti vandalici, questa volta di una violenza inaudita. A seguito dell’attentato incendiario, molte aule e strutture sono state dichiarate inagibili: oltre alla lesioni, ceneri di libri e vocabolari, che evocano immagini che simbolicamente ci riportano ad altri scenari, ad altri momenti. Il falò dei libri è il falò del pensiero libero ed emancipante. Appiccare fuoco ad una scuola significa detestare l’idea che il pensiero viaggi autonomamente attraverso la cultura. Allora come ora. Di questo si è trattato, pare: una ritorsione contro le prese di posizione esplicitamente antiomofobe che il Socrate ha assunto

In maggio per la seconda volta in tre mesi il liceo classico Socrate, quartiere Garbatella a Roma, è stato oggetto di offese omofobe. Sulle mura dell’istituto era stato affisso uno striscione a firma di Lotta Studentesca e Forza Nuova. In quei giorni il liceo aveva proiettato i video degli studenti, realizzati insieme con il Gay Center, per invitare i compagni omosessuali a vivere serenamente la loro sessualità.

Il liceo ha una lunga tradizione di impegno contro l’omofobia: vincitore del concorso Niso, un progetto europeo studiato per combattere proprio questo tipo di discriminazioni. Durante lo scorso anno scolastico nel nostro Paese diversi episodi, culminati con il suicidio di studenti, hanno ricordato a tutti come l’omofobia abbia attecchito anche nelle scuole e costituisca forse la più accanita frontiera della ghettizzazione. Un impegno estremamente meritorio, dunque, quello del liceo romano, che va sostenuto con convinzione, cercando di incoraggiare studenti e insegnanti a non demordere: così farò come cittadina, prima ancora che come insegnante e madre di una alunna appena iscritta in quella scuola. Ma bisogna pretendere anche che la società, le amministrazioni locali, le forze dell’ordine si facciano carico di sostenere questo impegno e di tutelare chi continua. Perché, nonostante le inquietanti avvisaglie, non si è provveduto rapidamente a riparare le finestre, a riattivare luci esterne e telecamere, da tempo fuori uso?

È un dovere di tutti sostenere ragazzi che, anche davanti ad un episodio terroristico, hanno ribadito la propria convinzione a continuare il percorso di contrasto dell’omofobia, nel quale in tanti sono stati impegnati: un successo della scuola, della cultura, dell’educazione democratica. L’unica risposta da parte della comunità del quartiere e cittadina, della politica e dell’amministrazione deve essere la presa in carico concreta e sentita di questa battaglia di civiltà. Il contrasto all’omofobia non può e non deve essere solo un problema di quella scuola. Esattamente come l’inagibilità di un terzo della struttura: il Socrate deve essere immediatamente messo nelle condizioni di iniziare normalmente il nuovo anno scolastico.