Un’altra denuncia di violenze sui militanti No Tav verso l’archiviazione. Lo segnalano gli avvocati di due anarchici di Modena che hanno subito lesioni al momento del loro arresto il 3 luglio 2011 in Val di Susa. Dall’indagine partita dalla loro querela è stata stralciata la posizione di un carabiniere dei “Cacciatori di Sardegna”, l’unico indagato al momento. Per gli altri che si sono resi autori delle violenze, poliziotti e militari che hanno dato calci e colpi di bastone ai due arrestati, l’inchiesta potrebbe fermarsi. “Non facciamo una battaglia contro le forze dell’ordine o la procura, ma per la tutela di due persone che sono state ferite”, afferma l’avvocato Claudio Novaro che insieme a Ettore Grengi difende Roberto Nadalini e Salvatore Soru, imputati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale nel processo ai No Tav e vittime a loro volta degli eccessi degli agenti.

I due legali si sono opposti alla richiesta di archiviazione fatta a metà giugno dai tre pm – Giuseppe Ferrando, Manuela Pedrotta e Nicoletta Quaglino – che indagano sugli scontri tra militanti e forze dell’ordine avvenuti nell’estate 2011. Secondo i legali esistono prove evidenti delle violenze fatte da alcuni agenti sui due anarchici, tra cui filmati e fotografie – già acquisite nel procedimento in corso contro i No Tav – che mostrano la scena. In queste immagini si notano alcuni gruppi di poliziotti che trascinano dentro una recinzione nella zona archeologica di Chiomonte i due che stanno opponendo resistenza. Qui poliziotti e carabinieri si accaniscono con calci e bastoni. Un militare dello squadrone “Cacciatori di Sardegna” è stato riconosciuto per via di un tatuaggio sul braccio. Alcuni agenti di polizia sono stati identificati da alcuni colleghi interrogati, ma contro di loro non possono essere mosse accuse specifiche. Nadalini e Soru hanno riportato  lesioni, traumi, abrasioni. Uno dei due ha subito anche la frattura scomposta di un avambraccio. Tuttavia per le forze dell’ordine si sono procurati le ferite durante gli scontri e a seguito di una caduta.

Non è di questo parere l’avvocato Novaro dopo aver letto la perizia medica di parte: “Le lesioni sono provocate da colpi dati con dei corpi tondeggianti e dal trascinamento, non dalle cadute accidentali”. Per il legale basterebbe contestare ai poliziotti e ai carabinieri presenti le lesioni, l’abuso d’autorità sugli arrestati, il concorso nella commissione del reato (“non impedire un evento equivale a cagionarlo”) e l’omissione di denuncia, un atto dovuto per i pubblici ufficiali che assistono a un illecito. La stessa modalità usata anche per condannare nove capisquadra del VII Reparto mobile di Roma per le violenze della Diaz. Per la procura invece non si può: stando alla richiesta di archiviazione l’azione sarebbe stata “repentina, imprevedibile e impossibile da impedire” e inoltre nella concitazione del momento gli agenti delle forze dell’ordine potrebbero non essersi accorti della gravità dei gesti dei colleghi. “Le prove ci sono – insiste Novaro -. Vorremmo che ci si confrontasse nel contraddittorio di un processo”. Dopo l’udienza del 18 luglio prossimo a decidere se archiviare o no sarà il giudice per le indagini preliminari Federica Bompieri, la stessa che ha convalidato gli arresti del 26 gennaio 2012.