Ha avuto contatti con un boss della ‘ndrangheta, come è emerso nell’indagine “Minotauro”, e ora propone una commissione antimafia per la Regione Piemonte. È il consigliere regionale del Partito democratico Antonino Boeti, sindaco del Comune di Rivoli dal 1995 al 2004, cittadina in cui era attiva una locale della malavita calabrese. La sua proposta, per ora una mozione in cerca di sostegno, è arrivata la settimana dopo la dura requisitoria del procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli nel processo contro i presunti ‘ndranghetisti della Provincia, un intervento in cui non sono mancate le critiche all’irresponsabilità e all’opportunismo dei politici. Nel frattempo per la commissione si muove anche il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo che il 9 luglio lancerà la proposta ai capigruppo.

“Penso a una commissione, sul modello di quella già istituita al Comune di Torino, che serva ad analizzare il fenomeno mafioso nelle sue varie manifestazioni al fine di porre in essere validi strumenti di prevenzione e contrasto”, ha spiegato Boeti. “Il grido di allarme che da tempo viene dalla magistratura torinese e dalle forze dell’ordine, rinnovato anche nelle ultime ore dal procuratore capo della Repubblica di Torino, sul livello di infiltrazione delle cosche della ‘ndrangheta nel territorio piemontese e sulla sottovalutazione del fenomeno da parte di vasti settori della società piemontese ci spinge a istituire un organismo che cerchi, sulla base di una forte collaborazione con le autorità inquirenti, di analizzare in maniera più approfondita la realtà della criminalità organizzata in Piemonte e di promuovere in modo più consapevole la cultura della legalità nella nostra regione”.

La sua mozione però arriva dopo l’intervento in aula di Caselli, che ha citato Boeti tra i tanti politici con cui lo storico boss della locale di Rivoli Salvatore “Giorgio” Demasi intratteneva rapporti. Nel febbraio 2011 si sono sentiti telefonicamente (dandosi del “tu”) e si sono incontrati per presentare un geometra amico del boss e ritenuto membro della “zona grigia” all’assessore comunale di Alpignano Carmelo Tromby. Demasi è per la procura “un ‘ndranghetista di consistente spessore criminale, con parentele pesanti” e contro di lui la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto una condanna a 20 anni di carcere. Il boss – ha sottolineato Caselli – “ama intrattenere relazioni cordiali con personaggi di spicco del mondo politico-amministrativo”. Lo faceva senza avere tessere di partito, ma solo per interessi condivisi da lui e dai politici che “negano con ostinazione di aver mai saputo, intuito alcunché dei suoi legami. Eppure spesso si tratta di politici e amministratori scafatissimi, calabresi loro stessi, che di Rivoli e dei suoi abitanti, Demasi compresi, dovrebbero sapere di tutto e di più. Che proprio di lui e dei suoi parenti notoriamente mafiosi non sapessero nulla non è francamente irreale”. Dopo la requisitoria il consigliere regionale ha fatto sapere che Demasi era solo un conoscente di suo padre, che con il boss di Rivoli non ha avuto contatti ma solo un rapporto di conoscenza e che per lui sarebbe stato impossibile arrivare a scoprire vicende che gli inquirenti hanno svelato dopo anni di indagini.