Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al voto di scambio, all’usura e al millantato credito. Sono i reati ipotizzati, a vario titolo, nei confronti dei sei destinatari di ordinanze cautelari nell’ambito di un’inchiesta sugli “esami facili” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina. Al centro dell’inchiesta un’organizzazione che, secondo gli investigatori, avrebbe influenzato le prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso e gli esami universitari, con al vertice un calabrese ritenuto legato a esponenti della ‘ndrangheta locale.

L’organizzazione criminale, dice la Dia, “tesseva efficaci relazioni e rapporti d’affari con i docenti nonché con personale amministrativo, con lo scopo di influenzare, dietro pagamento di somme di danaro, l’andamento di esami universitari per interferire sullo svolgimento delle prove preselettive di accesso a facoltà a numero chiuso, per far conseguire l’abilitazione alle libere professioni, senza che sia mai stata persa di vista e manifestata, con prepotente arroganza, l’origine calabrese dell’indagato Domenico Montagnese che ha imposto i propri metodi di intimidazione ed influenza per consentire alla clientela ‘protetta’ richiedente il favore di cui di volta in volta aveva bisogno in cambio di denaro”.

Ci sono anche un ex consigliere provinciale, Santo ‘Dino’ Galati Rando, e un docente di Statistica e matematica al dipartimento di Scienze economiche, Marcello Caratozzolo, tra i destinatari di provvedimenti. La Dia di Catania ha eseguito, nei loro confronti, un’ordinanza agli arresti domiciliari. Gli altri destinatari dei provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip di Messina ed eseguiti dalla Dia di Catania, sono Domenico Antonino Montagnese, già indagato nell’inchiesta Panta Rei, al quale è contestato anche un caso di usura e tentativo di estorsione e l’aggravante del metodo mafioso, e Salvatore Galati, bloccato a Brescia. Per i due è stato disposto l’arresto in carcere. Nell’inchiesta “Campus”, coordinata dal procuratore capo di Messina, Guido Lo Forte, dall’aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto della Dda Liliana Todaro, sono indagate altre tre persone.

Per due di loro è stato disposto l’obbligo di firma. Nell’ambito delle indagini, che si sono avvalse di intercettazioni ambientali e telefoniche e anche di pedinamenti, è emerso anche “il reciproco scambio di favori tra sodali, culminato, col riferimento al voto di scambio, nel sostegno politico offerto a Santo ‘Dinò Galati Rando alle elezioni alle Regionali in Sicilia del 28 ottobre del 2012”. L’organizzazione criminale avrebbe effettuato tentativi di estorsione a orafi residenti al Nord Italia e prestiti usurai a tassi mensili del 50% dell’importo concesso. Sarebbero state “barattate preferenze elettorali con idoneità scolastiche garantite attraverso scuole private”.