Ci risiamo. Ogni volta che c’è bisogno di liquidità, il governo italiano di turno mette mano alle tasse sui carburanti, introducendo nuove accise. A questa particolare ‘tradizione’ non è venuto meno neanche l’attuale Governo Letta che, con il Decreto del Fare, ha già annunciato l’aumento delle accise sui carburanti per racimolare 75 milioni di euro. Al momento, sul prezzo dei carburanti gravano ben 17 accise, di cui una risalente all’epoca del fascismo.

Infatti, la prima accisa nella storia d’Italia fu introdotta nel 1935 da Benito Mussolini, per finanziare la guerra d’Abissinia. L’aumento dei carburanti ammontò a 1,90 lire, pari a circa 1 millesimo di euro. Un’inezia per i giorni nostri, ma il conflitto etiopico è finanziato ancora oggi, perché questa accisa sui carburanti non è mai stata abolita. La seconda accisa dell’ammontare di 14 lire arrivò nel ’56, per far fronte alla cosiddetta Crisi di Suez che vide l’Egitto opporsi militarmente all’occupazione del canale di Suez da parte di Israele, Francia e Gran Bretagna.

In seguito, lo strumento dell’accisa fu utilizzato per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite da calamità naturali. Al 1963 risale l’accisa di 10 lire introdotta dopo il disastro del Vajont. Successivamente, i vari governi guidati da Aldo Moro aumentarono le accise sui carburanti di 10 lire nel ’66 dopo l’alluvione di Firenze, di altre 10 lire nel ’68 dopo il terremoto del Belice e di 99 lire nel ’76 dopo il terremoto del Friuli. Nel 1980, invece, fu introdotta l’accisa di 75 lire per la ricostruzione delle zone dell’Irpinia, colpite dal violento terremoto. In seguito, il prezzo dei carburanti è stato aumentato nuovamente per finanziare missioni militari all’estero, come le 205 lire del 1983 per la partecipazione alla prima guerra del Libano e le 22 lire del ’96 per la missione di pace in Bosnia, quest’ultima promossa dal primo governo Prodi.

Dal 2001 ad oggi, sono state introdotte 8 accise sui carburanti, per far fronte alle emergenze più disparate. Di queste, 6 appartengono ai governi presieduti da Silvio Berlusconi che hanno aumentato i prezzi dei carburanti di 0,02 euro nel 2004 per il rinnovo dei contratti degli autoferrotranvieri, di 0,005 euro nel 2005 per l’acquisto di autobus ecologici, di altri 0,005 euro nel 2009 per la ricostruzione de L’Aquila, di 0,007 euro nel 2011 per il finanziamento alla cultura, di 0,04 euro sempre nel 2011 per l’emergenza immigrati provenienti dalla Libia e di 0,009 euro ancora nel 2011 per far fronte all’alluvione che colpì Liguria e Toscana.

Altri aumenti sono stati varati dal governo Monti, come l’accisa di 0,082 euro del 2011 introdotta con il Decreto Salva Italia e l’accisa di 0,02 euro del 2012 per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Emilia. Complessivamente, le 17 accise ancora in vigore gravano sui prezzi dei carburanti per 0,419 euro, su cui va paradossalmente calcolata l’Iva del 21%, per un totale di 0,507 euro. Tuttavia, le tasse sui carburanti ammontano a 0,881 euro per la benzina verde e 0,747 euro per il gasolio, in quanto comprendono anche l’imposta di fabbricazione dei carburanti, il cui ammontare è stabilito dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Inoltre, nel ’99 il governo D’Alema, attraverso il d.lgs. 173/1999, diede il via libera all’introduzione dell’accisa regionale, a cui molte regioni italiane hanno spesso fatto ricorso in questi anni per cercare di mettere in ordine i propri conti.