E alla fine gli avvisi di garanzia sono volati ai piani alti del Miur.  Le carte del “corvo” svelate dal Fatto Quotidiano a novembre dopo sei mesi hanno prodotto una serie di indagati  a carico funzionari, dirigenti, collaboratori e consulenti del Ministero. Le verifiche dei magistrati hanno avuto impulso dal documento di una cinquantina di pagine che elencava nomi e cognomi di una “cricca” interna al ministero che lavorando proprio nell’uffico deputato a istruire e validare pratiche per progetti finanziati con fondi comunitari sarebbe riuscita a dirottare bandi e risorse centinaia di milioni di euro a favore di società amiche. Il reato contestato per ora è abuso d’ufficio. Gli inquirenti starebbero procedendo in queste ore anche alla convocazione a piazzale Clodio di alcuni funzionari del ministero ed imprenditori, previa iscrizione sul registro degli indagati. Ma su questo ed altri passaggi i magistrati mantengono il più stretto riserbo. L’inchiesta, affidata al pm Roberto Felici, verte anche sulla destinazione di ingenti somme di danaro per i prodotti didattici multimediali denominati “Pillole del sapere”.

Sugli appalti del Miur in novembre anche la Corte dei conti del Lazio aveva avviato una serie di accertamenti dopo aver acquisito le carte e gli articoli del Fatto. Stando al dossier anonimo nel cuore del ministero, per anni, avrebbe operato un “sistema” capace di infettare uno dei centri di spesa principali del governo: la Direzione generale della Ricerca che gestisce  6,2 miliardi di contributi comunitari a fondo perduto, 3 miliardi di budget statale e un miliardo di fondi ordinari per gli enti di ricerca. l’Ex ministro Francesco Profumo, dopo la pubblicazione di quanto detto dal ‘Corvo’ aveva assicurato l’impegno delle istituzioni a chiarire qualsiasi eventuale anomalia di funzionamento dell’amministrazione o presunto cattivo uso del denaro pubblico. Dal ministero fanno però sapere che ancora non sono state trasmesse le relazioni degli ispettori del Mef a suo tempo dislocati dalla Ragioneria Generale dello Stato per setacciare tutti i progetti sospetti alla ricerca di irregolarità.