Apparentemente i disordini scoppiati alcuni giorni fa in Turchia e quelli successi in Brasile sono nati per motivi diversi: nel primo caso la miccia è stato il progetto di eliminare un’area verde di Istanbul per fare spazio ad un centro commerciale, mentre nel secondo la popolazione ha contestato gli alti costi sostenuti dal governo per l’organizzazione dei campionati di calcio.

In realtà, queste due situazioni hanno un’origine assolutamente comune: il grave disagio sociale di una larga parte di popolazione, esclusa dai benefici di una crescita che in quei paesi ha riguardato solo una parte della società.

E’ una situazione tipica di molti paesi, un tempo emergenti, e che negli ultimi anni hanno sperimentato tassi di crescita molto elevati grazie alla grande disponibilità di materie prime (è il caso di Brasile e Perù) oppure alla presenza di manodopera a basso costo (Cina e Turchia).

La crescita che ne è derivata ha portato però beneficio ad una parte relativamente piccola della società, continuando ad escludere larghe fasce della popolazione che continuano a vivere ai margini in una condizione resa però ancora più intollerabile dal fatto che il proprio vicino da quella condizione ci è uscito per caso o per bravura

Le popolazioni disagiate di questi paesi si differenziano quindi dai nostri poveri proprio per questo e la loro rabbia è ancora più incontenibile di quanto succeda qui da noi : lo sviluppo rapido e costante che si sperava avrebbe portato beneficio a tutti non ha fatto altro che acuire le differenze sociali, mentre da noi larghe fasce della società sono passate da un condizione di normalità ad una di bisogno per una crisi che ha colpito tutti senza distinzioni.

Il consiglio che mi sento di dare ai governanti di questi paesi è quello di non sottovalutare questi fenomeni e di guardarli invece per quello che sono: spie preoccupanti di un disagio che se non verrà capito e gestito, non potrà che portare altra violenza in una spirale che potrebbe diventare realmente incontrollabile.

Che si tratti di crisi come quella che ha colpito il mondo occidentale o di sviluppo caratterizzato da gravi squilibri come quello dei paesi emergenti, il risultato è sempre lo stesso: sono aumentate in modo intollerabile le differenze sociali e la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochi e tra non molto non basteranno più gli idranti e le manganellate per mettere a tacere fasce sempre più grandi della società che chiedono giustizia sociale

La “primavera araba” è meno lontana di quanto si pensi.

Andrea, Fondazione Condividere