E’ un déjà-vu. Nel 2006 c’era un Presidente del consiglio di centrosinistra, proprio come oggi. E oggi come allora spunta un decreto svuota carceri, invocato con urgenza dal Capo dello Stato. All’epoca del governo Prodi, fu presa l’inspiegabile decisione di allargare l’indulto ai reati dei colletti bianchi, in favore di alcuni imputati eccellenti. Tipo chi? Il solito Previti, il solito B (già ai tempi era alle prese con il procedimento che ora lo terrorizza, cioè i diritti Mediaset, di cui si attende la sentenza definitiva della Cassazione).
Allora i vertici del centrosinistra si difesero sostenendo che, siccome per i provvedimenti di clemenza la Costituzione prevede l’approvazione da parte di una vasta maggioranza (2/3 del Parlamento), dovettero cedere alle insistenze di Forza Italia. C’era e continua a esserci (questo la dice lunga sull’efficacia di amnistie e indulti), un’emergenza: perciò, dissero, non c’era altra possibilità.
Le alternative naturalmente esistevano. Per esempio si poteva mettere mano alle leggi riempi-carcere, come la Bossi-Fini. La legge ha introdotto il geniale reato di clandestinità a carico degli immigrati extracomunitari che non abbiano adempiuto all’obbligo di lasciare l’Italia dopo il decreto d’espulsione (anche se non hanno commesso alcun reato). Norma concepita per rassicurare l’elettorato destro-leghista e che da anni intasa le carceri certamente più di reati che interessano poche decine di condannati.

Amnistie, indulti e indultini alleviano l’intollerabile situazione di sovraffollamento nei penitenziari. Ma è un effetto temporaneo. Il dato politico è che allora come ora centrodestra e centrosinistra vanno d’amore e d’accordo, con la differenza che oggi le “larghe intese” sono alla luce del sole. Tanto che i berlusconiani – scrive Repubblica – sono al lavoro per alzare i tetti dell’interdizione dai pubblici uffici nel tentativo di salvare il solito B.
Letta smentisce, forse conscio che il suo elettorato proprio tutto non può digerire. In bozza c’è anche l’aumento dei tetti di sospensione della pena di cui potranno usufruire, in caso, anche i bunga anziani imputati a Milano.

Al di là delle miserie ad personam, resta la circostanza più grave. Che è quella sulle misure strutturali – di edilizia carceraria e politica criminale – ignorate da tutti i governi, anche se ogni ministro della Giustizia ha blaterato di piani carceri mai realizzati (da ultimo quello dell’attuale vice-premier Alfano, con proclami di misure per 80mila posti). E questo nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti umani in gennaio abbia condannato l’Italia per il trattamento riservato ad alcuni detenuti, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”). Nel provvedimento la Corte precisa che non ci si può limitare a misure compensatorie e che bisognerà formulare anche rimedi di natura preventiva. Esattamente quello che non succederà.

Il Fatto Quotidiano, 23 Giugno 2013