Si chiama European Youth Garantee (Garanzia per i Giovani) e in teoria dovrebbe costituire la panacea per i giovani europei, affetti sostanzialmente della stessa malattia: disoccupazione. Per venirne fuori i leader europei non hanno pensato di meglio che a una bella riunione (Consiglio europeo) che cercherà di prendere impegni e dare risposte. Ma giudicare dagli impegni e risposte forniti nella gestione della crisi economica europea da quattro anni a questa parte c’è poco da stare allegri.

Sulla carta è tutto bello. I capi di Stato e di Governo si impegneranno ad applicare la cosiddetta “garanzia per i giovani” (qui il testo integrale)che cerca di incentivare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Tra i punti più interessanti troviamo “la garanzia che i giovani ricevano un’offerta qualitativamente buona d’impiego, di formazione continua, di apprendistato o di tirocinio entro quattro mesi dall’uscita dal ciclo scolastico o dall’inizio del periodo di disoccupazione”.

Poi ci sono i soldi. I capi di Stato e di Governo hanno trovato l’accordo nei mesi scorsi a stanziare 6 miliardi di euro per il periodo di programmazione Ue 2014-2020 destinati ad incentivare l’occupazione giovanile. Senza scendere troppo nei dettagli, 3 miliardi arriveranno da una linea di bilancio specifica e gli altri 3 miliardi dal Fondo sociale europeo (Fse).

Il Premier Letta nella sua prima escursione bruxelloise si è detto entusiasta che gran parte della riunione europea del prossimo 26 e 27 giugno sarà dedicata alla disoccupazione giovanile, spacciando questo risultato come una vittoria italiana, anche se le cose non sono andate proprio così. Intanto nei paesi dell’Eurozona la disoccupazione giovanile ha toccato ad aprile quota 24,4 per cento. L’Italia, con il suo 40,5% di giovani disoccupati, è al quarto posto dopo Grecia (62,5), Spagna (56,4) e Portogallo (42,5), ma non c’è altro Paese dell’area Ocse in cui la disoccupazione giovanile sia quattro volte superiore a quella delle altre fasce di età

Ma l’Europa riuscirà davvero a trovare il bandolo della matassa in due giorni di summit? Dispiace ma anche l’ottimismo ha dei limiti. Partiamo dai soldi. 6 miliardi possono sembrare tanti, ma divisi per gli anni di programmazione (7) e per gli Stati membri (28 con la Croazia) diventano poco più che bruscolini. E poi gli altri punti. In tema di lavoro l’Unione europea si può solo limitare a fare delle “raccomandazioni”, infatti questo si legge nel testo della garanzia. Di vincolante non c’è un bel niente. Insomma tutto resta alla volontà nazionale, alle belle parole insomma.

È risaputo che l’Italia, e i suoi giovani, paga le conseguenze di problemi strutturali, congiunturali e, aggiungerei, culturali. Finché il nostro sistema fiscale e amministrativo non disincentiverà nel concreto la precarietà dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro, non si andrà mai da nessuna parte.

Finché non si smetterà di guardare al giovane come un “pollo da sfruttare”, uno stagista da non pagare, un tirocinante da spolpare o un inesperto lavoratore da abbindolare, non si andrà mai da nessuna parte. Finché non si daranno responsabilità e capacità decisionale agli under 35, non si andrà mai da nessuna parte. Per carità la politica non è la sola responsabile dei guai di una società, ma di sicuro ne è lo specchio, e in Italia c’è voluto il Movimento 5 Stelle (criticabile per altre cose) per abbassare l’età media di deputati e senatori.

Quindi la Garanzia Giovani potrà veramente cambiare le cose? Il neonato gruppo apartitico “Giovani Italiani Bruxelles” ha scritto direttamente a Letta chiedendo che il Governo si impegni ad adottare entro fine giugno il “Piano Giovani”, che sia una strategia a lungo termine per l’occupazione in Italia e che si inizino a porre le basi per una inversione di tendenza sulle politiche macroeconomiche che siano in grado di favorire la crescita del Paese attraverso un’ occupazione giovanile di qualitá e sostenibile nel tempo. Speriamo bene.

Il timore è che anche a questo Consiglio europeo ascolteremo grandi proclami e mirabolanti promesse. D’altronde i leader potranno vantare di aver stanziato “ben” 6 miliardi di euro, mettersi così la coscienza in pace e aver fatto la buona azione quotidiana.

 

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