Ricordo che il sindaco Merola, durante la campagna per le primarie, in un’intervista alla radio ammise che i progetti delle infrastrutture per la mobilità, i cui piani di avanzamento già versavano in uno stato critico, sarebbero stati posti a verifica, per valutare se potevano essere confermati o no, escluso il People Mover che “non era in discussione”.

In questi due anni dobbiamo riconoscere che se pur con molti tentennamenti e ripensamenti, si è posta fine al progetto insensato di metrò, recuperando buona parte dei finanziamenti pubblici (indubbiamente un ottimo risultato); è stato liquidato dalle inchieste giudiziarie e dagli enormi errori contrattuali, il progetto del Civis anche se forse in parte recuperato con il Crealis neo, si spera meno irrazionale del precedente; ora sembra giunto al capolinea (si fa per dire…) anche il progetto più discusso e nei riguardi del quale fin da subito, da non pochi dei maggiori esperti del settore in città, furono poste precise, argomentate e inascoltate critiche: il People Mover.

Quattromila cittadini firmarono la petizione, proposta dal comitato No People Mover, per chiedere l’attivazione di un’istruttoria pubblica, per conoscere e discutere nel merito tutti gli aspetti del progetto che già si palesavano densi di contraddizioni; quest’opportunità fu negata, attraverso un’interpretazione burocratica dello stato degli atti deliberativi, un modo certo formalmente legittimo, ma molto discutibile sul piano sostanziale, politico e democratico, un atteggiamento di chiusura verso la cittadinanza attiva che certamente non fece bene all’immagine dell’amministrazione.

La domanda era perfino banale sul piano logico, tecnico e di finanza pubblica: perché costruire una linea dedicata, in sopraelevata con un nastro di cemento, invasivo sul territorio, di cinque chilometri per collegare stazione e aeroporto, quando esistono giù tre linee ferroviarie funzionanti sullo stesso percorso che possono con una spesa nettamente inferiore (e in modo molto più funzionale), essere collegate direttamente all’aeroporto, senza consumare suolo e buttare soldi dalla finestra in un progetto palesemente, e costosamente, inutile?

Ora il Sindaco che alla lunga mostra doti di flessibilità, avanza l’ipotesi che il progetto possa essere accantonato, per puntare all’utilizzo delle linee del Servizio Ferroviario Metropolitano che, attraverso la fitta rete d’interconnessioni, può collegare tutta l’area metropolitana, cioè l’intera provincia con circa 900 mila abitanti, non solo con l’aeroporto e la stazione, ma con il comparto Fiera, il Policlinico, il mercato ortofrutticolo, il polo agrario e tantissimi spostamenti urbani con la dotazione di diciotto fermate in città.

Abbiamo assistito alla bellissima festa popolare per l’inaugurazione della fermata Mazzini a conferma dell’interesse della cittadinanza per questo servizio.

Bologna ha una rete infrastrutturale ferroviaria locale che potenzialmente può diventare una dei più completi ed efficienti sistemi di mobilità su ferro europei e ha corso il rischio di rinunciare a quest’opportunità per rincorrere progetti diversi, scollegati l’un dall’altro e sostanzialmente superflui.

E’ molto importante ora che il progetto SFM sia preso in carico come il vero progetto strategico e soprattutto non si commetta l’errore di realizzare opere che ne limitino la potenzialità, come nel caso delle linee passanti e dei raddoppi dove necessario, per raggiungere gli obiettivi di frequenza necessari a renderlo veramente efficace, sono scelte fondamentali, anzi esiziali.

Questa sfida se condotta con fattiva intelligenza nei prossimi anni può far compiere a quest’amministrazione un salto positivo in avanti di cui mi sembra abbia assolutamente bisogno, penso che da questo punto di vista, un riassetto possa riguardare la giunta ma anche le strutture di direzione tecnica se danno segni di affaticamento.