Il mio ultimo post è stato commentato così da un lettore grillino: ‘sappiamo bene chi è Barberis, un barone, un privilegiato, un servo del Pd e un denigratore del M5S, eppure –incredibile a dirsi – stavolta ha ragione’. Pazzesco, vero? Evidentemente, non c’è più quella bella psico-polizia grillina, come la chiama l’on. Pinna, che solo pochi mesi fa era capace di seppellire sotto ottocento commenti insultanti, su novecento, il mio Degurizziamo il MoVimento. Di questo passo, qualcuno di loro sarà sfiorato dal sospetto, non che io sia in buona fede, questo non sia mai, ma che oltre a me ci siano milioni di italiani i quali, senza essere né baroni, né privilegiati, né servi del Pd né meno che mai denigratori del M5S, cionondimeno la pensano diversamente dal Capo.

Se mai succederà, questo sarà un bel problema. Che fare, infatti, di tutti questi malpensanti quando il MoVimento arriverà, non dico al cento per cento dei voti — a questo, secondo me, non ci crede neppure Paolo Becchi – ma poco meno, diciamo il novanta per cento? Intanto, come chiamarli, i malpensanti: dissidenti, no, fa troppo Unione sovietica, teppisti o vandali, come nella Turchia di Erdogan, oppure streghe o appestati come nel Medioevo? Ma soprattutto, che fare di loro? Accontentarsi di una semplice autocritica in diretta, come con la senatrice Gambaro, oppure pretendere i ceci sotto le ginocchia, i gas urticanti, il lavaggio del cervello, l’elettrochoc?

È un problema che il MoVimento dovrà seriamente porsi: anche perché, come mostrano le sue ultime traversie la minaccia della gogna mediatica non basta più a tenere la disciplina. Se lì dentro qualcuno sapesse la storia, saprebbe anche che problemi simili li hanno avuti tutti i movimenti rivoluzionari, dai giacobini a Pol Pot: i quali, badate bene, non erano affatto dei mostri assetati di sangue ma, di solito, persone benintenzionate, mediamente più oneste dei loro avversari, a volte dotate di grande abnegazione, ma talmente accecate dall’ideologia da poter torturare i propri figli credendo di redimerli dai loro peccati.

Con una differenza, però. I volenterosi carnefici di Robespierre, di Stalin, di Hitler, hanno cominciato a sterminare i nobili, gli intellettuali, gli ebrei, marchiati di volta in volta come giuda, degenerati,  razza inferiore e simili, per poi cominciare a massacrarsi a vicenda: ma tutto questo, attenzione, solo dopo la conquista del Palazzo. I grillini, invece – per  carenza di professionalità rivoluzionaria, per eccesso di zelo, per portarsi avanti con il lavoro, o più banalmente perché consigliati da Becchi – hanno  fatto l’esatto contrario: hanno cominciato a diffamare avversari, reprimere dissenso e dilaniarsi fra loro prima di prendere il potere. Con il rischio concreto di aver fatto tutto questo per niente.