Benvenuta protesta! Finalmente sei arrivata. Hai risposto ai numerosi appelli a te rivolti e sei comparsa sul palcoscenico del bel paese. Forse eri li già da prima, ma le maschere che indossavi di volta in volta nascondevano il tuo vero volto e la tua bellezza. Un grazie di cuore è doveroso nei confronti di tutti quelli che hanno creduto in te, convincendoti ad uscire dall’ombra nella quale eri rilegata, siano essi attori, sceneggiatori, tecnici delle luci o semplici spettatori.

Cara protesta, celebrando la mia gioia nel vederti purtroppo devo informarti anche di qualcosa che non ti farà piacere.

Questo paese così abituato a maschere e mascheroni, pur vedendo il tuo vero volto, non ha saputo distinguere il tuo ruolo di attrice, la parte che reciti nello spettacolo, dalla tua persona in carne ed ossa, dunque se lo spettacolo non piace, se il regista non riesce a valorizzarti, se la scena è montata male, rischi di non piacere più, e questo è quello che sta avvenendo.

Inebriati e confusi dalla tua inaspettata entrata in scena, sei stata del tutto assimilata al ruolo a te imposto dal copione.
Un modo per difenderti però c’è, ed è quello di capire chi sei al di là dei ruoli che ti vengono imposti, perché uno spettacolo senza il tuo volto è un sicuro fallimento.

Dunque se il palco sul quale ti esibisci è la politica italiana e gli autori, i tecnici, i registi, gli attori e gli sceneggiatori sono i politici, la domanda è: “perché sei stata rilegata a ruoli secondari e cosa ti ha spinta a mostrarti?

Un fatto è certo, chi avrebbe dovuto curare la riuscita dello spettacolo ha fallito, però non penso questo sia avvenuto per una mancanza di talento, piuttosto per una totale assenza di voglia e stimoli. Controllando la critica sono riusciti, per molto tempo, a far passare la loro messa in scena grottesca (comico-drammatica) come un capolavoro. Avendo già ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo è venuto meno quel bisogno viscerale di impegnarsi in qualcosa. Ogni cambiamento avrebbe certamente incontrato la resistenza degli altri operatori, nonché le critiche di giornali e televisioni.

La cosa più grave, mia cara protesta, è che il pubblico, a causa della continua ripetizione di questo spettacolo di quart’ordine, si è lentamente disaffezionato a quello che vedeva, e il disappunto di gruppetti sparsi non ha mai creato veri problemi alla produzione.

Ciò nonostante, quando tutto sembrava essere divenuto una routine senza fine, qualcosa è successo. Un nuovo aiuto regista, prima comico, ha capito che te eri la chiave del successo, e su questa convinzione ha saputo unire ed infervorare le anime assopite dei rassegnati spettatori, che nelle piazze hanno urlato il tuo nome, ed è stata proprio la forza dirompente di queste grida a liberarti.

Non è andata così? Io ne sono convinto.

La gioia però è durata solo un attimo. Il visionario aiuto regista, non riuscendo a valorizzare le tue capacità e la tua bellezza, ti rende a tratti orrenda, deludendo persino chi, fino ad un momento prima, ti reclamava.
La critica, che non aspettava altro, ha cominciato ad attaccare la tua performance, e tutti gli operatori dello spettacolo hanno fatto lo stesso.

Non resta che confidare nella capacità dell’ex-comico di migliorare il proprio lavoro, ma soprattutto che il pubblico si renda conto che tu non sei il ruolo a te imposto, che tu esisti al di là di questo o quell’aiuto regista. Spero che chi assisterà allo spettacolo continuerà a pretenderti sul palco come protagonista, perché il rischio è che tu scompaia nuovamente, nascosta dietro una vecchia maschera.

Vorrei tanto udire ancora il tuo nome nelle piazze, perché la verità è che il pubblico, alla fine, ha sempre ragione e se tu dovessi sparire, la colpa, sarebbe soprattutto la nostra.

GianPaolo Flamment

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