Cécile Kyenge non è intoccabile, e nemmeno Giovanni Sartori, perciò vorrei esprimere qualche critica al commento del politologo sulla ministra all’integrazione e cooperazione. Ho infatti sempre letto con piacere Sartori, per i suoi argomenti rigorosi e la chiarezza espositiva, ma non lo riconosco nel commento che il Corriere ha voluto pubblicare in una posizione più defilata che l’editoriale, dimostrando che la Kyenge può essere criticata e che Sartori può esprimere la sua opinione, ma che un editoriale dovrebbe usare toni diversi e diversi argomenti.

Sartori, infatti, adotta nei confronti della dott.ssa Kyenge un tono irridente. Scrive il politologo: “Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis? Dubito molto che abbia letto il mio libro Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei, e anche un mio recente editoriale su questo giornale nel quale proponevo per gli immigrati con le carte in ordine una residenza permanente trasmissibile ai figli. Era una proposta di buonsenso, ma forse per questo ignorata da tutti.“.

La nostra oculista ha sentenziato che siamo tutti meticci” prosegue Sartori “…. Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse… Ma la più bella di tutte è che la nostra presunta esperta di immigrazione dà per scontato che i ragazzini africani e arabi nati in Italia sono eo ipso cittadini «integrati». Questa è da premio Nobel”. Sinceramente non ritrovo lo stile del Sartori che ho tante volte ammirato. Peraltro non sono d’accordo nemmeno nel merito delle valutazioni.

Sul riferimento di Kyenge al paese meticcio, ricordo infatti che Corrado Alvaro scriveva: “In questi anni di meticciato, per Roma occorre fare attenzione. Le sue classi sono in continua trasformazione, l’inserimento degli elementi nuovi è continuo e caotico” (Roma vestita di nuovo, 1957) e con queste parole commentava un fenomeno in cui nemmeno si prevedeva la presenza di neri o l’incrocio di etnie, ma, come ricorda l’enciclopedia Treccani, riguarda la “convivenza di componenti della popolazione fortemente diversificate fra loro, quanto a provenienza e condizioni economiche, culturali e sociali”.

Per Sartori, poi, la Kyenge non avrebbe le competenze per gestire il ministero che le è stato assegnato. Si deve forse presumere le avessero per l’istruzione Giuseppe Fioroni, chirurgo, per la Difesa Ignazio La Russa, avvocato, oppure Andreotti, che con la laurea in giurisprudenza ha retto fra l’altro i ministeri delle Finanze, del Bilancio e dell’Industria e per la solidarietaà sociale e poi la salute la maestra Livia Turco, coautrice peraltro di una legge sull’immigrazione insieme all’attuale presidente Giorgio Napolitano…Ma gli esempi sarebbero centinaia.

Tutt’altro spessore e tono troviamo in un commento sempre sul Corriere di Gian Antonio Stella, che, nonostante sia autore del libro “L’Orda. Quando gli immigrati eravamo noi”, ritiene la presentazione del tema dello ius soli da parte di Kyenge “una forzatura”.

Stella ricorda che a lanciare l’idea dello Ius soli (nel 2011) è stato il presidente Napolitano (e io mi chiedo perché Sartori non prenda in giro lui). Per Stella “Annunciare genericamente il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli , cioè dalla cittadinanza ereditata dai genitori a quella riconosciuta automaticamente a chi nasce qui, senza spiegare bene «come» e con quali regole, è un errore”, e aggiunge che “il modo con cui la Kyenge ha annunciato, insieme con tante altre cose, un disegno di legge in «poche settimane» per lo ius soli è stato così spiccio e insieme vago da creare una reazione di inquietudine, se non di ostilità, anche tra molti che danno per ovvia la necessità di cambiare la legge attuale”.  

Un discorso, quello di Stella, che non cerca di sminuire la persona, criticando invece in modo argomentato la proposta di Kyenge ed il modo di presentarla.