L’amnistia non va bene. Pare che non vada bene nemmeno l’ipotesi degli arresti domiciliari pensata dal ministro della giustizia. Non vanno bene le comunità terapeutiche perché ingrassano i gestori e, ci mancherebbe altro, non va bene la depenalizzazione di una serie di reati perché, vuoi mai, che tra 100 reati per poveracci ne venga infilato uno per colletti bianchi.

Nel frattempo, grazie anche ad una giustizia sfasciata, i colletti bianchi rimangono fuori e i poveracci dentro. I più burloni parlano di una seria redistribuzione degli spazi all’interno delle carceri attuali come se, il problema carcerario fosse solo ed esclusivamente una questione di spazi. E’ palese che chi pensa questo, ha una idea del carcere, una attenzione nei confronti del detenuto ed una concezione della pena di gran lunga inferiore a quella che probabilmente ha nei confronti della salute di un beagle in un canile o di un falchetto dato in affido alla Lipu.

Per certa sinistra e destra forcaiola il migliore dei mondi possibili sarebbe uno stato con carceri per 400 o 500 mila detenuti, tale da garantire, ad ogni scoreggia in grado di turbare il principio di legalità, una pronta e severa punizione. Poi vaghi nelle carceri e trovi situazioni non tanto dissimili da quelle che fecero infuriare e scatenare un galantuomo come Franco Basaglia. Scopri che venuti meno i manicomi, tale funzione, anche grazie alla penosa gestione di molti dei dipartimenti della psichiatria, è delegata alle carceri mai come oggi contenitori di sofferenze psichiche e luogo obbligato per chi non ha nulla.

L’altro giorno, dopo l’ennesimo colloquio con un sex offender, ho mandato un messaggio all’assessore regionale di una ricca ed importante regione del nord chiedendogli di pensare se, a titolo sperimentale, non fosse ipotizzabile l’idea di un luogo di cura per qualche decina di questi soggetti al fine di ridurne drasticamente la recidiva. Cosa, per altro in atto, in parecchi altri paesi anche più severi e seri del nostro.

Nessuna risposta, nemmeno un no di cortesia. Donna, l’assessore, colta e democratica, di sinistra e da sempre impegnata nelle cause degli ultimi. Ma non di questi, evidentemente. Perché ci sono ultimi e ultimi nell’ipocrisia grossolana di molti esponenti politici e di molti cittadini comuni. Alcuni, contrariamente alla vulgata, non saranno mai i primi. Almeno per questi esponenti e per questi cittadini.

I carcerati si mettano il cuore in pace: prevarranno le ragioni dell’ecologia che ritengono Pianosa ben più importante della loro riabilitazione anche se è proprio grazie ai detenuti se Pianosa è sopravissuta.

Per il resto nulla di nuovo sotto il sole: i cittadini fanno i cittadini e i carcerati fanno i carcerati come ai tempi dei nostri nonni. Rassicurante, non trovate?