Il cantiere è stato bloccato ufficialmente per “il superamento delle altezze regolamentari degli edifici in costruzione”. Ma in Francia nessuno ha dubbi: la decisione di fermare i lavori per estendere uno stabilimento di produzione di semi della Monsanto, il colosso americano delle biotecnologie, è stata influenzata dagli attacchi ripetuti (fisici e verbali) al progetto da parte dei militanti anti-Ogm.

   Siamo a Trèbes, nella regione dell’Aude, nel profondo Sud francese. E’ dal 1997 che la Monsanto ha aperto qui un impianto, ormai con una capacità di stoccaggio di 24mila metri cubi. L’obiettivo è estenderlo ancora, per potenziare la produzione di semi di mais e colza, a causa “della crescita della domanda del mercato”, dicono alla Monsanto. E’ un investimento da 50 milioni di euro. Già uno degli impianti più importanti dell’azienda nel Vecchio continente, che rifornisce la Francia (prima potenza agricola della Ue) e una trentina di Paesi dell’Unione europea (soprattutto Spagna e Portogallo), dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente, Monsanto ne vuole fare in assoluto l’unità produttiva più grande di tutta l’area. Ma costantemente negli ultimi anni l’azienda viene accusata di fabbricare anche semi Ogm, in Francia vietati. E al centro delle polemiche.

   Ebbene, in gennaio i dirigenti di Monsanto hanno iniziato con i terrazzamenti. Poi, in maggio, con la costruzione di una sessantina di silos. Per proseguire con il grosso dei lavori, la prefettura locale deve concedere un nuovo permesso. Ma il tribunale di Montpellier, che è intervenuto con una procedura per direttissima, sulla scia delle proteste degli abitanti della zona e dei militanti anti-Ogm, ha bloccato il cantiere dopo mesi e mesi di tensioni. Si tratta di uno stop momentaneo, dovuto, appunto, al non rispetto dell’altezza massima prevista per gli edifici in quell’area, quindici metri. Il tribunale deve ora esaminare ancora più in dettaglio la domanda per il nuovo permesso e decidere se rigettarla definitivamente o meno. Intanto Monsanto non ha ancora precisato se farà appello contro la prima sentenza.

   “E’ una vittoria per le persone che vivono vicino all’impianto: potrebbe rimettere in discussione l’intero progetto o almeno bloccarlo per un lungo periodo”, ha sottolineato Hélène Bras, l’avvocato che difende gli oppositori all’estensione dello stabilimento di Trèbes e che ha difeso pure a più riprese il deputato europeo José Bové, nemico dichiarato in Francia degli Ogm. Le proteste riguardano i rumori del cantiere e i timori per la tranquillità futura della zona. Ma soprattutto i sospetti che proprio lì Monsanto produca il mais Ogm Mon 810, nel mirino degli ambientalisti (e la cui coltura è vietata nel Paese dal 18 marzo 2012). Nel gennaio 2012 un gruppo di militanti fece irruzione nella fabbrica, con giornalisti e fotografi al seguito. Trovarono sacchi di mais Mon 810 e riserve di Poncho, un insetticida della Monsanto, proibito in Francia e il cui principio attivo, la clotianidina, sarà vietato in tutta la Ue a partire dal prossimo dicembre, a causa dei suoi effetti nocivi sulle api.

   “Il nostro stabilimento è autorizzato a produrre e immagazzinare semi Ogm e in effetti abbiamo prodotto nel passato il mais Mon 810, destinato alla Spagna, dove quei semi sono perfettamente legali – ha sottolineato Yann Fichet, direttore delle relazioni isituzionali di Monsanto in Francia – Ma ormai, l’anno scorso, abbiamo deciso di fermare quella produzione per non esporre i nostri dipendenti ad attacchi violenti dei militanti anti-Ogm”. Questi non sono per niente convinti dalle parole di Fichet. “Temiamo da parte di Monsanto la distribuzione di semi Ogm agli agricoltori della regione – spiega Michel David, della Confédération paysanne, sindacato agricolo vicino a Bové – finiranno per contaminarci”. In effetti la produzione dell’impianto è effettuata sulla base di semi forniti da contadini della zona, poi trattati con pesticidi e insetticidi dalla Monsanto.

   Intanto la sentenza del tribunale di Montpellier ha scatenato le proteste delle auorità locali, che vedono nell’estensione dello stabilimento la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. “Per gli interessi di un piccolo gruppo di famiglie, che vivono nella zona, si sta compromettendo l’interesse pubblico della regione”, ha dichiarato Jean-Paul Ferrif, vicesindaco di Trèbes. A proposito: Ferrif ha lavorato per anni come agronomo di Monsanto.