Il governo ha intenzione di varare una contro-riforma della sanità pubblica. Lo dimostrano le dichiarazioni della ministra Lorenzin sull’universalità da “mitigare” e sull’impossibilità di “garantire tutto a tutti”. Per questo ha chiesto al Cnel di coprirgli le spalle e il Cnel ha chiesto aiuto al Censis il quale ha realizzato per Previmedical Spa (leader nel campo dei fondi sanitari integrativi) un’inchiesta che sa tanto di invito ad aderire alla sanità integrativa. Nel frattempo al Senato è stata istituita una Commissione per studiare il problema della sostenibilità dei conti, le più importanti Regioni di sinistra spingono i cittadini verso la mutualità per mitigare la privatizzazione, il sindacato, che di mutue se ne intende più di tutti, non parla e sembra girato da un’altra parte. In fin dei conti si tratta solo di ammazzare il diritto alla salute. Qual è il problema?

Dal momento che non esiste nessuna forza maggiore che giustifichi il sacrificio dell’art 32 della Costituzione – “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” – a parte quella della speculazione privata, servirebbero comunque delle “giustificazioni” plausibili. In campagna elettorale il Pd ha detto: “Guai a toccare il diritto alla salute, la sanità non ha problemi di sostenibilità finanziaria ma solo di manutenzione, basta tagli lineari”. Ma ora che il cavallo di battaglia della ministra Lorenzin è diventato “l’universalismo insostenibile” quelle parole si perdono nel vento.

In realtà la sanità italiana è la meno costosa d’Europa e tutte le proiezioni dicono che la spesa è sotto controllo. Lo stesso, però, sii vuole definanziare la sanità pubblica per privatizzarla perché i soldi sono pochi e le promesse del governo tante e la pressione speculativa per “papparsi” almeno una parte dei 108 miliardi di spesa pubblica è titanica.

Il Pd rischia così di assumersi una responsabilità politica devastante. Privo di un pensiero realmente riformatore in Sanità non sa dove sbattere la testa. Ben venga quindi la ricerca commissionata al Censis da “Previmedical Spa” in grado di offrire, generosamente, numeri adatti a giustificare i motivi per cui un “governo responsabile” come quello Letta debba essere pronto a privatizzare la sanità pubblica. Se il 41% degli italiani dichiara di essere coperto solo parzialmente, se 12,2 milioni ricorrono già alla sanità privata, se il 20% si dice disposto a spendere 600 euro all’anno per avere una maggiore copertura, se 11 milioni hanno già aderito ad un fondo integrativo, cosa si aspetta? Avanti con il “secondo pilastro”. Basta con i diritti e mettiamo fine all’universalismo. Eppure proprio il Censis, in varie occasioni, ha spiegato che basterebbe combattere le corruzioni, le anti economicità, le diseconomie dentro il sistema per dare a tutti lo stesso diritto alla salute. Ma lo stesso Censis sa anche che la “leggerezza” della sanità pubblica” sarebbe “insostenibile” per i suoi famelici committenti. Se la politica pensa di servirsi di queste coperture per ammazzare impunemente i diritti delle persone non si lamenti se verrà punita al momento del voto. Stavolta in ballo c’è la pelle di milioni di cittadini.

Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2013