Mi sono spesso chiesta perché ogni volta che ci sentiamo prigionieri del quotidiano vivere, stritolati in rapporti e dinamiche che ci allontanano dal nostro vero io, la nostra idea di “salvezza” sia legata a una partenza, a un viaggio. “Io me ne vado”, “Io parto e non mi vedete più”, o più banalmente “Me ne andrei migliaia di chilometri lontano da qui”. 

Per formazione, mi piace cercare risposte nella cultura classica, nella quale anche il mito del viaggio affonda le proprie radici. Piero Boitani, filologo e critico letterario, nel suo libro “L’ombra di Ulisse”, ha definito il mito del viaggio “uno dei nuclei più profondi attorno ai quali la cultura occidentale ha narrato il senso della vita”. Nel viaggio sono racchiuse la ricerca della verità e di sé: il viaggio è scoperta, disvelamento, esperienza. Il viaggio è paradigma della conoscenza di sé attraverso il peregrinare, il nomadismo, il movimento.

Ulisse è il viaggiatore per eccellenza: attraverso le avventure, i pericoli, le tentazioni, gli incontri e le esperienze fatti viaggiando nel mondo allora conosciuto, scopre i propri limiti, ma anche le proprie qualità e i suoi veri desideri. Ulisse è un viaggiatore che porta con sé la memoria e il desiderio delle proprie radici, il suo lungo viaggio è un ritorno. E’ un agognato ritorno alla terra natìa, Itaca, e così il luogo di partenza coincide con il luogo di arrivo.

Al suo ritorno Ulisse, così come tutti i viaggiatori di ogni tempo, però non è più lo stesso, il viaggio lo ha cambiato, arricchito, plasmato. Gli ha dato la percezione dell’essere piccolo in un mondo vasto e multiforme: con il viaggio Ulisse conquista un “io” migliore.

E così il mito ci spiega che nel distacco dalle proprie radici attraverso il viaggio sono espressi l’impulso e il desiderio di una rinascita.

Oggi esistono viaggiatori che hanno raccolto, seppure inconsapevolmente, l’eredità di Ulisse? Forse sono proprio i nomadi digitali, i nuovi nomadi che girano il mondo sostenendosi economicamente grazie a Internet, ad aver fatto proprio il significato epico del viaggio: non sognano l’espatrio, ma un viaggio a tempo indeterminato, scelgono mete e luoghi in base a desideri, inclinazioni e aspirazioni personali, e non disdegnano di tornare a casa… sì, anche di tornare in Italia. 

Leggendo le loro esperienze e i loro racconti di vita e di viaggio, guardando le foto dei loro volti sorridenti con lo zaino in spalla o con i piedi affondati nella sabbia di Paesi lontani, viene voglia di alzarsi dalla sedia e preparare una valigia. Vien voglia di vivere mille vite, proprio come Ulisse. Il cuore si riempie di speranza e di inspiegabile entusiasmo: sembra di sentire il vento sul viso dopo aver spiegato le vele sul mare aperto… e l’eco dei racconti dei nomadi digitali non è un ‘canto di sirene’.

di Marta Coccoluto