Hanno organizzato un “comitato di benvenuto” i terremotati dell’Emilia per l’arrivo del presidente del consiglio Enrico Letta, che oggi ha visitato l’area industriale di Mirandola ancora gravemente colpita dal sisma del maggio 2012. Guidati dall’Associazione Sisma.12, una cinquantina di cittadini ha preparato cartelli e slogan per denunciare, a un anno dal terremoto, il mancato arrivo dei rimborsi promessi. “Dicono che qui va tutto bene”, spiegano, “che la ricostruzione è già iniziata, ma non è vero e siamo venuti qui alla Sorin (azienda biomedicale di Mirandola, n.d.r.) per dire al presidente che le cose sono diverse. Speriamo se ne renda conto con i suoi occhi”.

“La verità è che chi aveva qualche soldo ha ricostruito, come la Sorin o la Menù di Medolla, dove il premier è andato in visita prima di venire qui – spiega Francesco – ma chi non ne aveva è ancora fermo. Quello che chiediamo è un indennizzo certo, non un rimborso precario reso difficoltoso dalla burocrazia”. Un rimborso, cioè la cambiale Errani, che per i terremotati non presenta sufficienti garanzie: “In Italia sono tutti pronti a fare la Rivoluzione d’Ottobre, ma quello che pochi sanno è che i contributi sono in realtà contratti di finanziamento in credito d’imposta – racconta il mirandolese Libero Montagna, ex consigliere comunale – secondo la convenzione stipulata con l’Abi e la Cassa depositi presiti quando ancora c’era Monti al governo, nel 2012, il flusso di denaro va dallo Stato alle banche, che poi lo girano alle imprese. Il problema è che la convenzione dice anche che se cambia il quadro normativo entro 25 anni o se i fondi si esauriscono, cosa tra l’altro possibile, o non bastano, la la banca può rivalersi sul terremotato. Perché è lui il committente dei lavori di ricostruzione”.

Il timore, quindi, è che questo possa accadere, “25 anni sono lunghi”, e che in quel caso la Regione possa, come prevede la legge, iscrivere su cartella di Equitalia il debito del terremotato, che nella maggior parte dei casi non avrebbe il denaro per pagare l’eventuale somma mancante. “Il quadro vigente, la convenzione, presenta zero garanzie per i cittadini e clausole che tutelano le banche: se fosse tutto sicuro come dice Errani che bisogno ci sarebbe stato di inserirle?”.

Letta è arrivato a bordo di un pullmino grigio assieme al governatore Vasco Errani, e dopo aver fatto alcune dichiarazioni ai giornalisti, si è avvicinato ai contestatori per rispondere alle loro obiezioni. Un dibattito acceso fatto di domande e risposte che però non hanno convinto i manifestanti. “Cambierete la legge per eliminare la parte che autorizza la Regione e le banche a rifarsi sui terremotati?” chiede qualcuno ad alta voce. “Non esiste legge più forte della norma primaria – glissa Errani – siamo qui per ribadirvi che la ricostruzione è un diritto, che il rimborso al 100% ci sarà per tutti e che non ci saranno problemi, su questo ci mettiamo la faccia. Il contratto di finanziamento – cioè il rimborso previsto per risarcire chi ha subito danni in seguito al terremoto – è assicurato dallo Stato. Per questo dopo l’accordo con le banche abbiamo legiferato. È chiaro che tutte le leggi possono essere modificate, ma questo non avverrà”.

Parole che però non hanno rassicurato né convinto i manifestanti, che hanno definito l’ennesima promessa formulata dalle istituzioni come un mero “patto tra gentiluomini”. “Devono cambiare la legge, devono inserirlo nel decreto che sta discutendo il Senato”. Ma la richiesta non è stata accolta. “Io sono esodata, ecco la fiducia che ho nello Stato – commenta una terremotata, dipendente di un ufficio postale – Speravo che Errani si prendesse un impegno in questo senso, perché questa formula, il contratto di finanziamento alias cambiale Errani, non mi fa dormire la notte”.

“Avete tutte le certezze – ha insistito Errani, prima di ripartire con il presidente del consiglio alla volta di Imola – l’Abi stamattina ha promesso una nuova proroga al pagamento dei mutui, gli interessi saranno a carico dello Stato, sono state presentate oltre il 30% delle domande e alcune sono già state liquidate, siamo fiduciosi che il governo approverà gli emendamenti che abbiamo presentato al decreto in discussione al Senato. Il processo è stato lento, l’ho detto, per questo riapriremo tutti i termini: così chi non ha fatto in tempo a presentare domanda di rimborso potrà farlo”.

Parole intonate al discorso che in mattinata il presidente del consiglio aveva tenuto in viale Aldo Moro alla presenza di sindaci e presidenti delle provincie terremotate. Un discorso di promesse e impegni futuri che debbono essere assunti, ma che per il momento “si traducono in sole parole”. “Qui veramente c’è un problema nazionale – ha sottolineato Letta – Qui c’e’ il motore della crescita del nostro paese che è stato colpito. La caduta del Pil dell’anno scorso e di quest’anno è anche figlia del terremoto, del fatto che è stato colpito il motore” e “noi dobbiamo sapere che c’e’ bisogno che questo motore vada al massimo, ne ha bisogno l’Italia”.

Alle richieste presentate dal commissario alla ricostruzione, riassunte negli emendamenti al decreto che principalmente riguardano una deroga al patto di stabilità per i comuni dell’area cratere, tale da consentire l’assunzione di personale straordinario negli enti locali e nelle prefetture, intasate dai controlli relativi alla white list, un’esenzione per le coperture dei prestiti e un punto “che eviti il paradosso legato alla tassazione sui rimborsi”, Letta ha formulato un impegno preciso: “seguirò con attenzione l’iter del decreto”. Così come ha accolto la mozione presentata da Errani sulla questione trivellazioni: “tutte le istituzioni unite hanno detto ‘no’ al progetto del deposito gas a Rivara. La pratica ora deve essere chiusa definitivamente dal ministero dell’Ambiente”.

“Mi impegno anche – ha aggiunto il premier – a lavorare a una legge-quadro sui disastri che indichi i binari, il quadro dentro il quale ogni vicenda emergenziale trovi immediatamente quelle regole, quei limiti e naturalmente quegli incentivi per essere affrontata nel modo giusto. Se vogliamo bene all’Italia dobbiamo fare di tutto perché non si sciupi, perché non si sprechino queste grandi bellezze. Si può essere pronti all’emergenza ed è questo un impegno che mi voglio prendere”. Poi una chiosa curiosa via Twitter: “Mirandola, incontrato e ascoltato cittadini arrabbiati per ritardi dello Stato su post terremoto. Metteremo altre risposte nel decreto legge 43”.

 Come i cittadini terremotati, che scuotendo il capo hanno lasciato la Sorin di Mirandola, anche i sindaci del ‘cratere’, però, sono stati tiepidi nel commentare le parole del presidente del consiglio. “Noi siamo abituati a valutare i fatti – ha dichiarato Luisa Turci, sindaco di Novi di Modena – quindi sulla base di ciò che accadrà deciderò se essere molto, moderatamente o poco soddisfatta della visita del presidente”. “Abbiamo apprezzato il discorso – aggiunge Fernando Ferioli, primo cittadino di Finale Emilia – Letta ha parlato di un motore, ma ora dobbiamo avere l’olio, quindi i fondi che devono essere sbloccati tramite una sburocratizzazione. E devono essere sbloccati adesso”.