La chiesa del Carmine non riesce a tenerli tutti dentro. Genova si è fermata per inchinarsi al suo “comandante”, don Andrea Gallo, il prete da marciapiede morto lo scorso 22 maggio nella sua comunità di San Benedetto al porto. Anche il cielo radioso dei giorni passati si è fatto scuro: piove con insistenza fino a un’ora prima dell’ultimo viaggio, quando il feretro del Gallo percorre, sulle spalle dei portuali il chilometro e mezzo che separa “Sanbe” da Nostra signora del Carmine.

E non riposa in pace neppure oggi, il Don. Ai genovesi e a chi lo ha conosciuto come testimone della chiesa” povera e compagna”, non va giù che a celebrare le esequie ci sia l’altro simbolo, quello della chiesa del potere, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, numero uno dei vescovi italiani. E’ sufficiente che pronunci una frase – “Andrea ha sempre considerato un padre e un benefattore il cardinale Siri” – per chiedere di essere accolto come sacerdote diocesano. E così avvenne” – che Bagnasco viene sommerso di fischi. “Vergogna, bugiardo, vattene”. Deve intervenire “la Lilli”, assistente del Gallo da sempre, per riportare il silenzio dentro la chiesa, e fuori, in piazza. Bagnasco conclude velocemente l’omelia. Non parla più, se non brevemente, alla fine. Anche se, lontano dagli occhi della piazza, porge l’ostia a Vladimir Luxuria arrivata a Genova per la veglia funebre con Regina Satariano: “Grazie di averci dimostrato che una chiesa comprensiva, inclusiva, che non caccia via nessuno è possibile. Grazie di averci fatto sentire tutte noi creature transgender figlie di Dio”.

I fischi e “Bella ciao” contro Bagnasco – I ripetitori  portano all’esterno l’omelia di Bagnasco. Prima semplici dati biografici del Gallo, poi la stoccata: “Nel 1964 don Andrea bussò alla porta dell’arcivescovo di Genova, il cardinale Giuseppe Siri – che ha sempre considerato un padre e un benefattore – per chiedere di essere accolto come sacerdote diocesano. E così avvenne”. “Vergogna, bugiardo, vattene”. I fischi si fanno sempre più rumorosi. Ma qual è il punto del contendere? Siamo nel 1970 quando l’allora arcivescovo Siri allontana don Gallo dal Carmine. Motivo, “le sue prediche hanno contenuti non religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti“.

Deve intervenire “la Lilli”, Liliana Zaccarelli, 73 anni, responsabile della canonica della chiesa di San Benedetto, la figura più vicina a don Gallo, per calmare le contestazioni che costringono Bagnasco a interrompersi. “Ragazzi. Ragazzi. Ragazzi! Ragazzi!!! State a sentire. Voi in questo modo non rispettate Andrea. Lui credeva nell’essere prete. Lui sapeva che la chiesa senza la ‘testa’ non funziona. Aveva un grosso rispetto per il vescovo. Se vogliamo bene al Gallo, impariamo a rispettare tutte le voci, come lui avrebbe ascoltato noi”. Poi, rivolgendosi al cardinale, ha aggiunto: “Scusi se mi sono permessa”. Da Bagnasco un sorriso a filo di labbra. In chiesa torna il silenzio. Il cardinale riprende la parola, ma conclude frettolosamente il suo discorso. Fuori dalla chiesa si continua a mugugnare: “Noi non possiamo rispettare le bugie”.

Don Luigi Ciotti: “Era innamorato di Dio, saldava terra e cielo” – “Don Gallo ha cercato Dio nei poveri, negli ultimi, in quelli che fanno più fatica, in quelli che ci mettono discussione e che in fondo ci indicano la strada. Non dimenticava la dottrina ma non ha mai permesso che questa diventasse più importante dell’umanità”. Don Luigi Ciotti parla davanti al feretro di don Andrea Gallo, a fianco del cardinale Angelo Bagnasco, di fronte a migliaia di persone che applaudono perché lo sentono “vicino” al prete “da marciapiede”.

Don Gallo, dice don Ciotti, “ci ha insegnato a guardarci dentro senza avere paura delle contraddizioni, delle ambiguità, dei limiti. E se trovate qualcuno che ha capito tutto, a nome di Don Gallo e mio, salutatelo ma cambiate strada”. Racconta, don Ciotti, che “il Gallo non ha temuto mai di sporcarsi le mani. Citava don Tonino Bello che parlando di Bartolo, un senza tetto che dormiva in una scatola di cartone, diceva che in quell’uomo in scatola c’erano frammenti di santità perché Dio si prendeva cura di lui. Quei cartoni sono un ostensorio, diceva don Gallo che ha cercato Dio anche nei tanti Bartolo di San Benedetto”.

Don Andrea, ricorda ancora don Ciotti, “ha incarnato una chiesa che non dimentica la dottrina, ma mai ha permesso che questa diventasse più importante degli ultimi. Il nostro cardinale lo sa bene”, prosegue don Ciotti. Il ‘prete di strada’ che “ha saputo dare un nome a chi un nome non aveva” era “innamorato di Dio e dei poveri. Ha sempre detto che la chiesa non doveva pronunciare ‘l’extra omnes’ ma il ‘dentro tutti’: i gay, i poveri, i carcerati, i tossicodipendenti”. Don Gallo uomo, don Gallo partigiano, don Gallo prete che “sapeva cercare nel Vangelo una piattaforma comune per tutto ciò che ci unisce. Non ha mai chiesto credenziali di fede ma non faceva sconti: pretendeva che tutti imparassero a stare alla tavola dei poveri”.

Luxuria: “Ha accolto tutti perché sapeva amare” –  Vladimir Luxuria e la presidente del movimento transgenere italiano, Regina Satariano, hanno ricevuto la comunione dal cardinale Angelo Bagnasco. Entrambe si sono avvicinate al cardinale ricevendo l’ostia e ritirandosi poi in preghiera vicino all’altare, da dove hanno poi seguito la fine della cerimonia. “Non facevo più la comunione da quando avevo 17 anni, oggi l’ho fatta per don Gallo – ha detto Luxuria – Mi sono sentita degna di condividere il pane alla mensa di Dio insieme a don Gallo. Ho guardato negli occhi il cardinale e lui ha guardato me, mi ha riconosciuto e senza esitazione mi ha detto ‘ecco il corpo di Cristo’. Ho voluto prendere l’ostia dalle sue mani e credo che questo sia l’inizio di una apertura, con l’augurio che il lavoro che ha fatto don Gallo prosegua e che la messa, come lui diceva, inizi davvero quando finisce”. Nella preghiera dei fedeli, Vladimir Luxuria aveva detto: “Grazie di averci dimostrato che una chiesa comprensiva, inclusiva, che non caccia via nessuno, è possibile. Grazie di averci fatto sentire tutte noi creature transgender figlie di Dio”. 

La Curia smorza l’impatto del gesto. Secondo alcuni la chiesa non prevede un divieto circa la comunione di un transgender, mentre vieta che si possa comunicare una persona divorziata e risposata, perché quella persona, divorziando e risposandosi, ha violato un sacramento. “Se il sacerdote si rifiutasse di dare la comunione a un individuo che la chiede, allora questo sì che sarebbe uno scandalo”, ha commentato don Paolo Farinella. “Il sacerdote – ha sottolineato il prete, autore nel 2010 del libro ‘Habemus Papam’ in cui anticipa l’elezione di un papa chiamato Francesco – è obbligato a comunicare chiunque gli si presenti davanti. Perché un ministro di Dio non è tenuto a conoscere le condizioni di coscienza di una persona. La dottrina in questo senso è chiara: la discrezione è data dalla coscienza dell’individuo”.

Almeno 6mila persone al corteo funebre –  Tra i tanti presenti a salutare don Gallo, oltre a Luxuria, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, il sindaco Marco Doria, il portavoce della comunità Domenico Chionetti, Dori Ghezzi accanto al segretario della Fiom, Maurizio Landini, i giornalisti Antonio Padellaro e Gad Lerner, gli allenatori del Genoa Davide Ballardini e Giampiero Gasperini, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Esposti striscioni della Federazione anarchica, della Fossa dei Grifoni, Il feretro è entrato in chiesa seguito dai “pulcini” del Genoa, che sono allenati da Paolo Gallo, nipote del sacerdote. Sulla bara, seppellita nel pomeriggio nel ponente ligure, il suo cappello, la sua sciarpa rossa, la bandiera della pace. E una scritta: “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”.