La resa dei conti sull’eurocrisi. Showdown è il titolo del pamphlet firmato da Dirk Mueller, ex broker della Borsa di Francoforte, che disegna gli scenari dell’ultimo biennio horribilis del continente. Moneta unica, germanocentrismo, ruolo del Fmi, default ellenico: c’è di tutto in questo volume che in Germania sta spopolando per via delle tesi radicali sostenute.

Nocciolo della crisi continentale è la Grecia, dove secondo Mueller l’ex premier Iorgos Papandreou è stato “fantoccio esecutivo nelle mani degli Stati Uniti”, in quanto ha consegnato il Paese su un piatto d’argento al Fondo Monetario Internazionale. “La sua missione è stata quella di portare in tutti i modi alla rottura nelle relazioni tra la Grecia e l’Europa”. Mentre la colpa del suo predecessore, il conservatore Kostas Karamanlis, era di essere troppo vicino a Putin, all’interno di uno scenario geopolitico complesso e articolato. C’è tra l’altro una conversazione telefonica in merito, diffusa da Wikileaks, secondo cui il 18 febbraio 2009 l’ambasciatore americano ad Atene Speckhard telefonò a Washington sostenendo che “Papandreou, probabilmente sarà il nuovo primo ministro, ed è per noi molto positivo”.

Scrive che Atene verserebbe in condizioni migliori se avesse la propria moneta, dal momento che dispone di consistenti giacimenti di gas e idrocarburi per svariati milioni di euro. Le definisce “le più grandi riserve in Europa”. Tra l’altro cita un rapporto proveniente da Deutsche Bank a Londra che conterrebbe valutazioni analitiche sui guadagni potenziali provenienti dagli idrocarburi greci che, solo nella zona meridionale di Creta, potrebbero raggiungere in pochi anni 427 miliardi di euro. Mentre al Fondo Monetario Internazionale riserva parole al vetriolo, sostenendo che l’unico scopo del potente istituto capitanato da Christine Lagarde è quello di “distruggere l’economia greca, così che i depositi presenti nel sottosuolo possono essere venduti a basso costo proprio per avvantaggiare le multinazionali”. A sostegno delle sue pagine cita inoltre Ottmar Isingk, direttore di Goldman Sachs, secondo cui “il ruolo del Fmi è quello di portare al collasso l’economia greca, la colpa del governo greco è di non aver applicato esattamente il programma di stabilizzazione economica. Così da costringerli a consegnare lo sfruttamento del minerale alle multinazionali a fronte di un prezzo esiguo”.

E ancora: “L’Europa – asserisce – non è più presa in considerazione”, in quanto il gioco “planetario si muove tra l’America e l’Asia, in particolare Cina”. E sulla certezza granitica che ha circa il fatto che l’Europa non abbia trattato sui depositi della Grecia e di Cipro, Muller dice che quando i ciprioti proposero a Schäuble di concedere all’Europa di ipotecare il 30% dei ricavi futuri di gas naturale, proprio per avere uno sconto sui prestiti della Troika, il ministro tedesco rispose che quella non era una questione attinente al dibattito. Come dire che (forse) si trattava di una mano appartenente ad un’altra partita di poker. Ma il suo ragionamento è incentrato sulla grande resa dei conti che si è evoluta negli ultimi anni, nella consapevolezza che l’Europa oggi ha un ruolo marginale, dal momento che è in Africa e sulla dorsale pacifica di Cina e India che si disegnano i nuovi scenari economici mondiali.

L’autore sta spopolando in Germania su tutti i quotidiani e trasmissioni televisive. Ed è il personaggio del momento non solo per via del libro, ma anche per le teorie sull’euro che fanno il paio con alcune di quelle sciorinate dal partito Alternativa per la Germania. Non è un estremista antisistema, né ha coloriture politiche, ma un “tecnico” che ha vissuto dall’interno queste fasi.

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