Non ci vuole mica un euroscettico per dirlo: l’Unione europea oggi non piace più tanto – sempre ammesso che Bruxelles sia mai davvero riuscita a dispiegare il potenziale fascino di democrazia sovrannazionale di cui in origine disponeva.

Sarà colpa dei postumi della crisi finanziaria, del drenaggio di ricchezza dai Paesi del sud Europa verso la Germania. Sarà colpa dell’austerità e del rigore che hanno tagliato le ali all’economica dei più deboli e dato respiro ai movimenti anti-europei. Nel migliore dei casi, l’Europa così com’è ispira più critiche che consensi. Poi ci sono i casi peggiori. Nel Regno Unito ormai il tema di un’uscita dall’Unione è all’ordine del giorno, mentre perfino in Germania i dubbi sull’euro e sull’Europa così com’è si fanno sentire. E da noi, Paese fondatore, lo sappiamo: anche il nostro europeismo scricchiola, e forse non a torto.

Ma l’Unione Europea non è la soltanto la sua moneta, né l’austerità, e neppure – c’è da sperarlo – la burocrazia che non da oggi ne appanna l’immagine agli occhi del suo mezzo miliardo di cittadini. E fa piacere ogni tanto incontrare qualcuno che lavora ad un progetto di democrazia partecipativa, dal basso, per provare a restituire ai cittadini un po’ di quello che è semplicemente loro: giustizia sociale e diritti.

Il progetto si chiama Citizen Manifesto, e se ne è parlato in un seminario tenuto qualche giorno fa a Londra. In otto tavoli, ciascuno dedicato ad un tema diverso, si è discusso per arrivare ad elaborare delle proposte, chiare e stringenti.

Insomma, si è cercato di parlare di cose concrete, di tirar fuori idee, ad esempio, su come garantire i diritti dei migranti, avere un reddito di cittadinanza, su come rendere le istituzioni di Bruxelles più trasparenti, e anche su come far partecipare di più i cittadini alla vita politica europea. Nei prossimi mesi ci saranno incontri simili – una sorta di consultazioni popolare – in varie città d’Europa, poi i temi emersi dai vari incontri andranno a comporre proprio il ‘manifesto dei cittadini’, una piattaforma che sarà presentato ai deputati europei entro la fine dell’anno.

Partecipazione reale (niente consultazioni web, una volta tanto) e buone intenzioni: servirà davvero a qualcosa? Difficile saperlo. Intanto c’è da dire che, anche se ne parla ancora molto poco, tra un anno esatto si vota per un parlamento europeo che avrà qualche potere in più rispetto ad oggi. Sempre nel 2014 verrà anche nominata anche la nuova commissione – cioè sostanzialmente il nuovo governo dell’Unione – dopo due mandati di José Manuel Barroso, tra i responsabili della pessima gestione del disastro economico in cui ci si trova quasi tutto il continente.

A quel punto, con l’unione bancaria ormai in atto e una politica fiscale sempre più unificata, non basterà che a dire no all’austerità siano i governi. Bisognerà anche noi cittadini, oltre a protestare, proporre. Magari per indicare la strada di un’Europa più sociale e che tuteli efficacemente i diritti fondamentali. Dato che non l’ha fatto fino adesso, e che su questo siamo tutti d’accordo, direi che ci si potrebbe cominciare a lavorare.