“Con Rocca proseguirà la fruttuosa collaborazione che fin qui c’è stata tra l’ente Regione e Assolombarda in vista anche dei prossimi appuntamenti di straordinaria importanza che coinvolgeranno il nostro territorio: primo fra tutti l’Expo 2015″. Mercoledì il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha salutato così la designazione del patron della Techint, Gianfelice Rocca, alla guida della maggiore associazione territoriale della Confindustria, Assolombarda.

“La storia imprenditoriale e l’esperienza di Gianfelice Rocca sono una garanzia concreta che il ruolo di Assolombarda potrà dare forza e strategia di sistema alle imprese lombarde in un momento economicamente difficile ma anche ricco di opportunità di sviluppo”, ha fatto eco a Maroni il presidente di Milano-Serravalle e ad di Pedemontana, Marzio Agnoloni. “Il sistema delle infrastrutture è una delle priorità per rendere più competitivo il nostro territorio e per dare alle imprese maggiori opportunità di crescita – ha proseguito Agnoloni – e siamo soddisfatti di aver indicato Gianfelice Rocca a rappresentare le istanze e le strategie degli associati. Al neo presidente i miei più sinceri auguri e la proposta di organizzare a breve un momento di confronto sulle infrastrutture utile a fare sistema”.

Insomma, porte spalancate a Rocca, dopo la mezza candidatura del 2011 per la successione di Emma Marcegaglia in testa alla lobby degli industriali che finì nel nulla, mentre la partita come noto è poi andata a Giorgio Squinzi. Questa volta, per la presidenza di Assolombarda, a scanso di equivoci, Rocca ha preparato il campo per tempo: i due principali concorrenti, Giuliano Asperti e Giorgio Basile si sono ritirati alla luce di proiezioni che davano Rocca vincente con l’80% dei voti. E il 10 giugno è attesa incoronazione per Gianfelice che, per la rivista americana Forbes, è l’ottavo uomo più ricco d’Italia e il 195esimo al mondo grazie a un patrimonio stimato in 6,1 miliardi di dollari.

L’incarico è prestigioso e sicuramente piace anche all’amico Alberto Bombassei, il patron della Brembo già rivale di Squinzi nella partita per la guida della Confindustria e oggi  parlamentare sotto le insegne di Mario Monti. Per non parlare del fatto che ha senza dubbio un potenziale interessante anche per gli affari di famiglia. Che a livello nazionale negli anni scorsi hanno dovuto già fare i conti con lo stop al nucleare che stava al centro del piano industriale della loro Techint. Mentre a livello locale devono concentrarsi soprattutto sugli equilibri della Lombardia, terra dove la famiglia Rocca è protagonista non solo per le ex acciaierie Dalmine oggi Tenaris, ma anche e soprattutto per le infrastrutture targate Techint con appalti che nel solo settore pubblico negli ultimi anni hanno spaziato dalla nuova sede della Regione al Policlinico di Milano e all’ospedale di Legnano.

Senza contare la sanità in senso stretto, dove l’Humanitas dei Rocca alle porte di Milano, che nel 2011 ha effettuato oltre il 90% dei ricoveri a pazienti convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, è ormai il capofila di uno dei principali poli privati di un settore in fermento e molto caro all’ex governatore Roberto Formigoni. Un’ottima ragione per prestare particolare attenzione alle evoluzioni politiche di una Regione che dopo l’ultima tornata elettorale ha visto crescere la Lega che sembra intenzionata a passare al lentino tutte le scelte del passato nel settore.

I rischi per chi fa affari, insomma, sono sempre in agguato. Come dimostra lo strappo, a ridosso delle regionali del 2010, poi ricucito, sull’appalto da almeno 270 milioni per il nuovo Policlinico di Milano che Techint si era aggiudicata nel 2007. Quando cioè il presidente della fondazione che controlla l’ospedale milanese era Carlo Tognoli, l’ex sindaco di Milano del Partito Socialista travolto da Tangentopoli. Lo stesso scandalo che aveva visto l’attuale numero uno dell’Eni, Paolo Scaroni, patteggiare 1 anno e 4 mesi per mazzette versate proprio al Psi quando era vicepresidente della stessa Techint. Gruppo che sembra tuttora affezionato al manager, visto il suo ruolo di consigliere di Humanitas e i progetti in comune in Polonia, dove la controllata di Eni Saipem e i Rocca nel 2010 si sono aggiudicati una commessa da oltre 700 milioni per realizzare un rigassificatore.

Del resto i Rocca sono per tradizione di famiglia abili diplomatici capaci di volgere a proprio favore le situazioni avverse nella più totale discrezione. Come accaduto anni fa in Venezuela dove un tentativo di esproprio da parte di Hugo Chavez si trasformò in un affare. Forse anche per l’intervento del presidente argentino Kirchner, sceso in campo a favore di una delle più potenti industrie del suo Paese nonostante il forte debito con i venezuelani. Ma non è un mistero che le scelte economiche di Buenos Aires negli anni abbiano avuto ricadute positive sulle attività della famiglia italiana, prosperata in Argentina negli anni della dittatura dei generali, non è un mistero. Come non sono un mistero né una novità gli incontri periodici tra l’inquilina della casa Rosada e Paolo Rocca, che ha raccolto il testimone delle attività di nonno Agostino in sud America. Un rapporto, quello con la Kirchner che si è decisamente raffreddato solo quando la presidentessa ha avanzato pretese di controllo del sul cda di una delle società del gruppo.

Diplomazie sempre al lavoro, quindi, al di là e al di qua dell’oceano dove gli intrecci sono tanti. A cominciare dalle amicizie importanti come quella con l’ex numero uno di Assolombarda, Diana Bracco, tra le prime fila dei chimici come Squinzi, ma allo stesso consigliere di amministrazione di Humanitas. O ancora quella con Fedele Confalonieri che ha spesso definito Rocca “un uomo di valore”. Un valore che è sparso per il mondo: è infatti difficile tracciare con esattezza i confini dell’impero dei Rocca, eredi di una multinazionale che ha fatto della discrezione e dei paradisi fiscali due punti di riferimento. Visti i tempi che corrono, un curriculum non male per il futuro presidente di Assolombarda.