Villa Blanc, tra le più belle ville storiche di Roma, e il suo immenso parco sono abbandonati da anni. La Luiss, l’università di Confindustria, l’ha comprata all’asta, nel 1997, per 6 miliardi e mezzo di vecchie lire e, nel dicembre scorso, ha avviato i lavori. Ospiterà una prestigiosa business school. I comitati cittadini e l’associazione ambientalista Italia Nostra sono sul piede di guerra: “Hanno riservato al municipio un’area, in zona scoscesa, di soli 4 mila metri quadri sui 47 mila mq acquistati dall’ateneo privato dallo Stato, una riserva indiana. Il parco della villa – spiegano – invece, sarà aperto solo nei festivi”. La villa sarà sorvegliata tutti i giorni dalla vigilanza disposta dalla Luiss. “Non pensiamo che lo scopo funzionale di una scuola sia compatibile con l’esigenza di conservazione della villa. Così si trasformerà – denuncia il presidente del comitato Adolfo Rinaldi – in un centro universitario con auto all’interno e il parco smembrato. Il piano regolatore destinava quell’area a verde pubblico”. Anche sul restauro della villa, il professore e architetto Paolo Portoghesi chiede spiegazioni: “Dovrebbe essere garantita la conservazione, ma garanzie in questo senso non ci sono. La Luiss chiarisca le intenzioni del restauro e sia coerente, come università, con la sua missione culturale”. Il direttore dell’università privata Luiss Pier Luigi Celli a ilfattoquotidiano.it spiega: “Quella villa è proprietà privata, è una concessione liberale lasciarla ai cittadini nei giorni festivi, avremmo potuto anche non farlo. Entreranno al massimo una ventina di auto e piante e vegetazione non saranno toccate. Sul restauro – precisa – seguo le indicazioni della Sovrintendenza, non certo dei cittadini”. Sulla possibilità di uno scambio con un’altra sede congrua, Celli chiude: “Stiamo spendendo 25 milioni di euro, il Comune ha avuto, in passato, la possibilità di acquisirla ma ha rifiutato. Noi andiamo avanti, a meno che il comune non paghi l’intero valore della villa”. Ora i cittadini sperano nel nuovo Sindaco di Roma e nel ricorso al Tar  di Nello Trocchia