Bocciati gli ultimi atti del governo di Mario Monti, dal decreto sviluppo alla legge di stabilità. Il responso negativo arriva dalla Corte dei Conti che critica le ultime misure assunte dall’esecutivo del Professore nella Relazione sulle coperture delle leggi di spesa nell’ultimo quadrimestre del 2012. In merito alle coperture finanziarie dei provvedimenti di Palazzo Chigi, la Corte evidenzia l’“impiego in modo improprio di fondi tesoreria” e l’utilizzazione di proventi di giochi e accise dal gettito “non affidabile”. La legge di stabilità, prosegue, “non realizza la manovra” e il decreto sviluppo, varato nell’ultimo trimestre del 2012 dal governo tecnico, è “un provvedimento disorganico” che “reca i più disparati interventi”. Negativo anche il bilancio sulle norme di carattere fiscale che “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.

La magistratura contabile elenca una serie di inconvenienti emersi nella delibera sulla legislazione di spesa dello Stato, riguardante l’ultimo quadrimestre 2012, che conclude la XVI legislatura con il Governo nella pienezza dei propri poteri. Tra questi, “il frequente rinvio a provvedimenti secondari di attuazione; continue variazioni di leggi anche recenti, con riflessi sull’attendibilità delle stime circa gli effetti finanziari recati dalle norme; approvazione di emendamenti privi della relazione tecnica o per i quali la relazione tecnica risulta essere stata vistata negativamente dal Ministero dell’economia; utilizzazione a fini di copertura di cespiti, come i proventi dei giochi e le accise sugli idrocarburi, il cui gettito è calante e le cui stime appaiono per conseguenza non affidabili; impiego in modo improprio di fondi di tesoreria per coprire oneri di bilancio”.

Tuttavia, le critiche della Corte dei Conti riguardano anche l’Agenzia per l’Italia digitale, ragione che il 24 aprile ha spinto Palazzo Chigi a chiedere indietro “il Dpcm contenente lo statuto che rendeva operativo l’ente guidato da Agostino Ragosa e che Mario Monti aveva firmato a inizio marzo”. Secondo il Corriere delle Comunicazioni la Corte “avrebbe chiesto a Palazzo Chigi di ritirare il provvedimento perchè presentava alcuni punti deboli”. Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano online dell’economia digitale e dell’innovazione “la magistratura contabile chiede che sia ripensata la dotazione organica dell’Agenzia che lo statuto vuole di 150 unità a valle dell’accorpamento di DigitPA, Agenzia per l’Innovazione e Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione della Presidenza del Consiglio. Ma il decreto istitutivo dell’Agenzia (decreto legge 83/2012, convertito dalla legge 134) parla di una cifra massima di 150 unità che, in tempi di spending review – prosegue il Corriere delle Comunicazioni – non necessariamente deve essere raggiunto, secondo la Corte dei Conti”. Altro punto debole riguarda “l’ultimo articolo che prevede, in via transitoria, – riferisce ancora il quotidano on line- l’assegnazione di cariche dirigenziali a garanzia dell’operatività dell’Agenzia. L’articolo dà al dg la facoltà di stipulare contratti a tempo determinato, per un massimo di due anni non rinnovabili, a persone di comprovata professionalità, da assumere come dirigenti. In tempi di spending review alla Corte dei Conti questa possibilità è sembrata eccessiva”.