E’ possibile suicidarsi due volte? Caso più unico che raro, forse ci riuscirà il Pd nella prossima assemblea nazionale convocata per eleggere il nuovo segretario, dopo le dimissioni di Pierluigi Bersani.

Dentro il Pd, infatti, non si parla di eleggere un candidato per una nuova stagione politica o di nuove idee per rilanciare il Paese, oppure di trovare un leader capace di impersonare una svolta e candidarsi a premier alle prossime elezioni. Si potrà eccepire che individuare ora un nuovo leader significa bruciarlo, visto che la prospettiva è incerta. Ma proprio nell’incertezza, il Pd rischia, non solo di perdere voti, ma di diventare ininfluente e marginale, se continua a guardare il proprio ombelico, cioè volgendo lo sguardo solo all’interno del partito e agli equilibrismi delle varie correnti. E la paura può fare il resto: immobilismo totale, che alla fine logora tutto e tutti.

Non a caso, si parla apertamente di un segretario a tempo, di un reggente, di un uomo super partes e di garanzia. Garanzia di chi? Di quelle stesse correnti e personaggi che stanno affossando il Pd. Non sono stati sufficienti le bastonate degli elettori, gli intrighi nel voto sul presidente della Repubblica, la nomina di un governo che non doveva neanche nascere e dell’assist straordinario dato a Berlusconi? Se non basta tutto questo, allora avanti con i dalemiani, con i bersaniani, con i giovani turchi, con i complottisti e via discorrendo. E, allora, il Pd finirà in soffitta.

Tuttavia da questo disastro annunciato, può nascere qualcosa di interessante, se però il Pd riesce a non guardare all’interno del partito ma ad interrogarsi su cosa vuole fare e chi può interpretare questa nuova fase. Tutta la sinistra in Europa ha avuto, prima o poi, una crisi così profonda, pensiamo ai laburisti in Inghilterra o ai socialdemocratici in Germania, ad esempio. In Italia, come spesso succede, tutto arriva posticipato, in ritardo e il Pci-Pds-Ds-Pd ha cominciato a fare i conti con la propria storia solo ora. E il conto si presenta molto salato. Gli iscritti sono perciò in sofferenza, gli elettori calano nei sondaggi, c’è la rivolta di OccupyPd. Non è ancora un bollettino di guerra, ma poco ci manca.

Arrivati a questo punto meglio che il confronto sia il più aperto possibile e non chiuso fra le quattro mura dell’assemblea nazionale. Idealmente aperto a iscritti ed elettori del centrosinistra: così il nuovo leader sarà scelto con le primarie grazie ad una vasta consultazione e un confronto serrato. Hanno organizzato le primarie per il candidato premier con Prodi, Veltroni e Bersani, perché non è possibile convocarle per scegliere il prossimo segretario di partito?

Il Pd, in questo momento, è sotto choc, paralizzato da vecchi personaggi che continuare a manovrare per rimanere a galla e che guardano più alle proprie sorti che a quelle del loro partito e dell’Italia. Ma se il Pd riuscirà a trovare la forza di aprirsi, dibattere in lungo e in largo nel Paese sul suo futuro, forse si salverà, forse si guadagnerà il futuro, forse troverà un leader per vincere le prossime sfide. Forse il Partito Democratico non diventerà un esperto di inciuci.