E’ stato un grande protagonista della politica italiana. Nel bene e nel male il peso politico che ha esercitato è stato molte volte l’ago della bilancia delle vicende nazionali. La notizia della morte di Giulio Andreotti, però, è subito rimbalzata da Roma, dove si è spento a 94 anni, alla Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Spagna, Sudamerica. La scomparsa del senatore a vita è  diventata breaking news sulle testate di tutto il mondo. E quasi tutti concordano nel sottolineare la sua grande influenza politica, sottolineando anche i tratti chiaroscuri della sua figura. 

“Morto l’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti”, scrive la Bbc, che lo definisce “una delle figure principali della politica italiana del dopoguerra”. Poi un aneddoto. “Si dice che abbia incontrato il Papa a otto anni, dopo essere sgattaiolato via da un tour guidato del Vaticano”. E anche il Financial Times riporta la news. 

“Muere Giulio Andreotti”, titola El Pais sotto una foto del Divo seduto in poltrona in Parlamento. “Il controverso politico italiano“, è la definizione del quotidiano spagnolo. Sempre in Spagna El Mundo ricorda anche le accuse di collaborazione con Cosa Nostra e chiude la notizia con una citazione, definita una delle frasi preferite di Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. 

“Sette volte ministro”, apre il tedesco Bild. E una foto in bianco e nero campeggia sul sito del Frankfurter Allgemeine, con le date di nascita e decesso. 

Negli Stati Uniti, l’Herald Tribune dedica un lungo articolo a Giulio Andreotti. “Un curriculum di successi e fallimenti”, è la descrizione dell’edizione globale del New York Times. Per il sito americano, la carriera di Andreotti ha incarnato la sintesi delle contraddizioni dell’Italia del dopoguerra. “Per assicurare il potere alla Democrazia Cristiana ha favorito un sistema di clientelismo che ha generato grande corruzione”, attacca il giornale. E ancora: “la sua reputazione è stata infangata” ed “è stato sottoposto a processo due volte. Informatori sostenevano che aveva fatto accordi con la mafia in cambio di sostegno elettorale”, ma “Andreotti ha sempre respinto vigorosamente le accuse ed è stato assolto in entrambi i processi”. Poi il ricordo del rapimento di Aldo Moro “amico e rivale”, definito “la vicenda più traumatica a cui ha dovuto far fronte come primo ministro”. 

“Un’icona, seppur controversa”, è il tributo della testata economica americana Wall Street Journal. E il Washington Post ricorda l’episodio del “kiss of honour”, il bacio con Totò Riina al centro del “processo del secolo a Palermo”. Al politico “dal profilo curvo”, però, il giornale statunitense riconosce “abilità intellettuale e capacità di afferrare al volo le situazioni”. 

“Il patriarca della politica italiana”, lo saluta il francese Le Figaro. “Responsabile della defunta democrazia cristiana, travolto dagli scandali nel 1990, ha guidato sette volte il governo italiano”, si legge nel necrologio francese. Poi la descrizione delle sue caratteristiche principali: “Si distingue per la sua gobba e il suo grande senso dell’ironia”. E ancora: “Il lato oscuro dell’Italia”.

E la notizia arriva fino all’Estremo Oriente. “Una figura oscura”, è la descrizione del Bangkok Post, che sottolinea anche gli stretti legami del Divo con il Vaticano. 

Il giornale sudamericano La Nacion scrive: “Porterà con sè nella tomba molti misteri irrisolti del Paese”.

Lo spazio dedicato alle notizie italiane sul sito Aljazeera.com, invece, è occupato dalla vittoria della Juventus del campionato di calcio. Nessuna traccia della scomparsa del Divo.