Parte l’Accademia Precaria, prima di tutto un luogo di formazione e di elaborazione autonoma del punto di vista precario. Un ulteriore contributo a ciò che già proponiamo in forma cartacea e sul web con i Quaderni di San Precario

Cosa vuol dire punto di vista precario? E’ il nostro punto di partenza, che necessariamente si sviluppa dalle soggettività che sperimentano, obtorto collo, la condizione precaria e dalle necessità e dai bisogni che tale condizione alimenta. L’Accademia Precaria è dunque anche accademia di vita, ma non narrazione della sfiga, bensì narrazione di dubbi da sciogliere con l’agire del conflitto. Non accademismo istituzionale, ma sapere libero dal basso. 

Il primo appuntamento che dà il via a un ciclo si tiene lunedì 29 aprile a Milano. Si parlerà di reddito, in particolare di reddito garantito. I contributi presenti nei commenti ai nostri precedenti post su questo giornale hanno contribuito ad ampliare ed arricchire la nostra analisi e proposta di reddito.

Mentre la crisi e la precarietà dilagano, centro destra e centro sinistra stanno varando in queste ore un ulteriore governo dell’emergenza le cui priorità sono quelle di sempre: tutelare profitti e rendite speculative delle grandi imprese e dei mercati finanziari. In un modo o nell’altro sembra che niente e nessuno possa invertire questo infausto declino.

Eppure, nel caos mediatico, quasi per incanto, per un breve lasso di tempo, le tematiche del reddito e dei nuovi diritti sono comparse nelle prime pagine dei giornali per poi scomparire in modo altrettanto repentino, manco fossero una cometa. Di reddito e di nuovi diritti ne parlano oramai tutti e tutte. Noi ribadiamo che l’unico reddito veramente necessario ai precari e precarie è quello che ci permette di rifiutare i lavori peggiori, ovvero di scegliere il conflitto. Questo è il tema nevralgico della questione.

Con l’unica eccezione della legge di petizione popolare per il reddito minimo garantito, che pur non chiedendo un reddito incondizionato, introduce il concetto di congruità (si può rifiutare qualsiasi offerta di lavoro se essa non è congrua con le aspettative individuali, senza perderne il diritto), il reddito è sempre più declinato in salsa di assistenzialismo e pauperismo: come strumento passivo di inserimento nella gabbia del lavoro salariato e precario, a patto di stare buonini, comportarsi in modo educato e, soprattutto, non disturbare il manovratore.

Con il ciclo di incontri che hanno come protagonista l’unica grande opera di cui abbiamo bisogno, il reddito, cercheremo di scardinare quell’atavica ottusità della sinistra istituzionale e sindacale, che si rifiutano di comprendere l’universo precario e la necessità di un radicale cambiamento di rotta (basti pensare al rifiuto di prendere in considerazione l’introduzione di un salario minimo da parte della Cgil).

L’incontro di oggi, lunedì 29 aprile, verte sul reddito, a seguire nelle prossime settimane indagheremo anche le nuove forme di valorizzazione che fanno perno sull’uso e lo sfruttamento dei territori metropolitani e non solo (dalle grandi opere, all’Expo, alla gentrification) e le possibili alternative che possono scaturire dallo sviluppo di forme di cooperazione sociale non mercantili (dall’open source, al P2P, alla produzione e diffusione di saperi liberi, all’organizzazione del comune).