Le donne nel campo della ricerca sono ancora una minoranza: lo denuncia l’ultima indagine She Figures della Commissione europea. Come se una barriera invisibile impedisse loro di raggiungere incarichi decisionali. E in effetti, in media, in tutta l’Ue una sola donna ogni due uomini siede nei comitati scientifici e di gestione. Fabiola Gianotti è tra coloro che ce l’hanno fatta, che hanno sfondato il tetto di cristallo. All’Lhc di Ginevra, nel gigantesco microscopio sotterraneo, al confine tra Francia e Svizzera, ha diretto il team di 3mila scienziati coinvolti nel progetto Atlas, uno dei due esperimenti che ha permesso di catturare quell’inafferrabile particella ipotizzata nel 1964: il bosone di Higgs. Scoperta dell’anno secondo le riviste Science e Nature. E lei tra le cinque persone più importanti del 2012, secondo il Times .

“Un anno indubbiamente da ricordare” rivela entusiasta la scienziata italiana, 51 anni, maturità classica, laurea e dottorato in fisica delle particelle, che già nel 2011, per il Guardian  era fra le “100 most inspirational women”. Una donna ai vertici di una professione dominata ancora dagli uomini. “Non mi sento però una mosca bianca – afferma –. Al Large Hadron Collider molte donne hanno incarichi di responsabilità e dirigono gruppi di ricerca anche se numericamente siamo meno dei colleghi uomini. In ogni caso la presenza femminile non è bassa: si aggira intorno al 15-20% tra gli scienziati senior, e al 30% tra i giovani ricercatori”.

Eppure anche il settimanale Nature in uno speciale sulle donne nella scienza, ha ribadito che la parità di genere è ancora lontana. Cosa fare, allora, per favorire le carriere femminili nel mondo della ricerca?

Un secolo fa le donne scienziate erano pochissime e oggi risentiamo ancora della storia passata. Penso comunque che sia fondamentale mettere le donne in condizione di poter conciliare gli impegni della famiglia con quelli della ricerca, quindi per esempio potenziando strutture come gli asili nido. Ma questo vale qualunque sia l’attività professionale.

Uno studio, pubblicato su Pnas, ha dimostrato però che uomini e donne affrontano una corsa impari: in particolare, per le ricercatrici è più difficoltoso ottenere incarichi di responsabilità e la stessa retribuzione dei colleghi.

Io personalmente non ho mai sofferto di problemi di discriminazione in quanto donna. Se ci fossero stati pregiudizi di genere non mi sarebbe stato affidato l’incarico di coordinare un team di 3mila persone; e nel nostro campo il coordinatore viene eletto democraticamente dai membri dell’esperimento. Ma forse il Cern è un’isola felice: si lavora gomito a gomito con persone provenienti da tutto il mondo, studenti insieme a premi Nobel, e il confronto con culture e posizioni diverse ti porta a riconoscere il valore della diversità.

Quali doti servono per dedicarsi con successo alla ricerca scientifica e, nel suo caso, dirigere migliaia di fisici in uno degli esperimenti più ambiziosi al mondo?

In generale, umiltà, curiosità, passione e creatività sono elementi essenziali nella ricerca scientifica. Per coordinare un grande esperimento bisogna avere una testa aperta, sapersi organizzare e individuare le priorità. E poi non sono da sottovalutare le doti umane, necessarie per lavorare insieme a tante persone e cogliere frustrazioni, esigenze e ambizioni di ciascuno. Perché nessuno si senta un numero nella moltitudine dei collaboratori.

In Italia i fondi destinati alla ricerca languono e il sistema non sempre è meritocratico: suggerisce lo stesso alle giovani donne di dedicarsi alla scienza?

Sicuramente: se un giovane ha la passione per la ricerca deve andare avanti, con determinazione, coraggio e motivazione. Non bisogna mai rinunciare ai propri sogni. Certo, in Italia gli investimenti nella ricerca sono inferiori alla media europea e il precariato spinge i giovani a emigrare. Ma la nostra scuola, in particolare nel campo della fisica delle particelle, è ottima e i ricercatori italiani non sono secondi a nessuno al mondo. L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare gode di prestigio internazionale ed è un fiore all’occhiello della ricerca nel nostro Paese.