Abbiamo un governo X Factor. Niente leader dei partiti, solo uomini e donne di seconda o terza fila, con qualche personaggio (la campionessa olimpionica, l’oculista di colore impegnata per i diritti civili, la professoressa di bioingegneria… più Emma Bonino, special guest). Poi c’è il segretario di Berlusconi che come al solito vigila sugli interessi del suo padrone; l’uomo di Cl che alle Infrastrutture vigila sulle grandi opere, dalla Tav all’Expo; e un funzionario di Bankitalia a vegliare sui conti.

Ma i boss – da Silvio Berlusconi a Massimo D’Alema – stanno dietro. Sono la giuria che deciderà quando lo spettacolo deve finire. L’inciucio ha preso la forma più soffice, è diventato un talent show dove alcune brave persone e un paio di Amazzoni di Arcore possono mostrare che cosa sono capaci di fare. Tanto poi sarà la giuria a dare i voti. E, in giuria, uno più degli altri: Silvio il resuscitato.

Alle ultime elezioni ha perso 6 milioni di voti. Era politicamente finito. In più, è inseguito da un paio di sentenze e da alcune indagini da brivido. Rischia di perdere, con una condanna definitiva, i diritti civili e dunque il seggio da senatore. Ma ora è al sicuro: è tornato a essere l’uomo che ha in mano i destini del Paese, che può staccare la spina al governo se non lo salverà. Intanto può logorare il Pd, recuperare il consenso perduto e presentarsi, tra qualche mese, come un leader fresco di bucato alle prossime elezioni, stracciare il Partito democratico e poi candidarsi a Palazzo Chigi o, magari, al Quirinale.

Tutto merito di Giorgio Napolitano, il presidente che voleva andarsene e invece è restato. Si è fatto incoronare re d’Italia, ponendo come condizione le “larghe intese”. E merito di un Pd che piuttosto di votare Stefano Rodotà o Romano Prodi (impallinato da 101 franchi traditori) ha deciso di scegliere la strada dell’eutanasia. Dopo aver detto “mai con Berlusconi” ha fatto un governo con Berlusconi. Dov’è stata decisa la svolta, anzi il tradimento degli elettori? Chi se n’è presa la responsabilità?

Tutta colpa di Beppe Grillo, dice il Pensiero Unico Largo e Inteso. Certo, le rigidità dei parlamentari del Movimento 5 stelle e dei loro leader non aiutano. Ma era così difficile per il Pd votare Rodotà per il Quirinale e aprire una strada diversa per Palazzo Chigi? Non aveva fatto così il Parlamento del 1993, facendo salire al Colle il candidato indicato dai radicali, Oscar Luigi Scalfaro?

No, per Napolitano e i Pd che hanno manovrato quelle sciagurate votazioni, i 5 Stelle devono essere tenuti fuori. A costo di far tornare Berlusconi e avviare il Partito democratico verso l’estinzione. Anche se i 5 Stelle rappresentano il 25 per cento degli elettori (a cui si aggiunge un 25 per cento degli italiani che non hanno proprio votato).

Chi non ci sta è un terrorista: dopo la sparatoria davanti a Palazzo Chigi, il Pensiero Unico Largo e Inteso tenta di far passare ogni opposizione per incitazione alla violenza. Naturalmente è vero il contrario: solo un’opposizione limpida, coerente e intransigente darà voce, speranza e strumenti politici a chi non ha altro che la propria rabbia e disperazione.