Altro che abolizione dell’Imu. Non se ne parla proprio. A dare un definitivo colpo di spugna sulle promesse pre e post elettorali è stato lo stesso governo Monti che ha presentato un’integrazione al Documento di economia e finanza (Def) che elimina il doppio scenario inizialmente previsto, quello con e quello senza l’imposta sugli immobili. Una correzione necessaria, secondo il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, perché l’Europa non accetta due tendenziali. “Con la prima presentazione è stato messo in luce che Imu è un’imposta nominalmente sperimentale, che implica certi flussi e può avere degli aggiustamenti, non perché poi si cancella”. “Il nostro tendenziale è quello che prevede l’Imu”, se necessario “ci saranno degli aggiustamenti a margine”, ha spiegato Grilli aggiungendo che il futuro governo e parlamento decideranno poi se modificare l’Imu, perchè “è nelle sue prerogative. L’importante è che non spariscano nel nulla le entrate che erano state programmate”. Come dire che al massimo l’imposta potrà essere sostituita con un’altra di pari importo, ma il risultato per le tasche dei contribuenti non cambierà.

La conferma arriva a valle di una giornata che ha allontanato definitivamente le promesse del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, del numero uno della Bce Mario Draghi e dello stesso Grilli sulla ripresa economica “a partire da metà 2013″. Alla fine di aprile i segnali sulla situazione economica italiana sono infatti tutt’altro che rassicuranti. L’ultimo allarme proviene da Confindustria, che ha avvertito: “I danni provocati dalla recessione sono devastanti, comparabili a quelli di una guerra, e nonostante alcuni sintomi di stabilizzazione una svolta non è ancora affatto scontata”. Le parole di Fabio Minoli Rota, capo della comunicazione dell’associazione di imprenditori, seguono quelle di Jose Barroso. “La politica di austerità ha raggiunto i suoi limiti”, ha avvertito ieri il presidente della Commissione europea, sottolineando che “una politica che sia considerata solo di austerità non sarebbe sostenibile a livello sociale e politico”. Il portavoce dell’esecutivo Ue, Olivier Bailly, ha poi precisato che Barroso ha messo in guardia “da anni sui limiti dell’austerity” spiegando che “non c’è stata alcuna inversione di rotta”.

Un allarme più concreto proviene dai dati Eurostat sul deficit italiano, stimato nei giorni scorsi al 3 per cento nel 2012, in rialzo di 0,1 punti dalla stima provvisoria di febbraio. Bruxelles ha ricordato così che, mentre l’Italia non ha ancora un nuovo governo, la strada economica per il prossimo esecutivo è stretta e in salita. In questo contesto i dati pubblicati dall’Eurostat sono cruciali perché determineranno la decisione europea, attesa a fine maggio, in merito all’uscita o meno dell’Italia dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo.

E un segnale ancora più chiaro è stato dato dall’Istat, che ha scattato una fotografia dei nuclei familiari italiani sempre più poveri. Enrico Giovannini, presidente del centro di statistica, ha spiegato che oltre sette famiglie su 10, circa il 71 per cento, hanno modificato quantità e qualità dei prodotti alimentari acquistati, preferendo i discount alle grandi catene di distribuzione. E hanno quasi eliminato le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie, mantenendo quelle per i medicinali.

Grilli, tuttavia, ha rassicurato che “le misure dell’anno di governo confermano che le riforme possono realmente cambiare il corso della crescita nel Paese”. E ha stimato che “se le stime attuali saranno confermate il raggiungimento del pareggio di bilancio per il 2015-2017 richiederà misure dello 0,6 per cento in termini cumulati”, precisando che si tratterà di una “parte normale del percorso di manutenzione dei conti e non di interventi strutturali”.