Le conversazioni tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, possono essere mandate al macero. E’ arrivato il via libera dalla VI sezione penale della Cassazione alla distruzione delle intercettazioni tra il Capo dello Stato e l’ex ministro dell’Interno, captato perché indagato all’epoca – e imputato ora –  per falsa testimonianza nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia della Procura di Palermo,.

La Suprema corte, infatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso di Massimo Ciancimino che chiede di poter ascoltare, in virtù del diritto di difesa, i colloqui

Nella sua requisitoria scritta, il procuratore generale della Cassazione aveva chiesto la dichiarazione della inammissibilità in toto del ricorso del figlio dell’ex sindaco di Palermo. I legali, gli avvocati Roberto D’Agostino e Francesca Russo,  sostenevano che la decisione del giudice per le indagini preliminari avrebbe leso i diritti della difesa “prima che vengano esperiti i rimedi previsti dall’ordinamento e dalla procedura”. In sostanza, sostenevano, che Ciancimino non potendo ascoltare le intercettazioni, non avrebbe potuto trarre eventuali elementi utili per le propria difesa. Quindi avevano presentato ricorso contro l’ordinanza del gip del capoluogo siciliano che l’8 febbraio aveva rigettato la loro richiesta di ascoltare le intercettazioni. La distruzione, che doveva avvenire l’11 febbraio erastata rinviata in attesa della decisione della Suprema Corte, e la nuova data per la cancellazione dei file era stata provvisoriamente fissata per il 22 aprile.

Secondo il giudice: “All’esito dell’ascolto delle quattro conversazioni si è evidenziata l’assenza nel loro contenuto di qualsiasi riferimento ad interessi relativi a principi costituzionali supremi (tutela della vita e della libertà personale, salvaguardia dell’integrità costituzionale delle istituzioni della Repubblica) che in qualche modo possano essere irrimediabilmente pregiudicati dalla distruzione delle registrazioni”. Il gip aveva quindi sostenuto che “occorre procedere alla distruzione delle registrazioni delle telefonate, di cui è vietata qualsiasi utilizzazione a fini probatori, secondo il principio fissato dall’art. 271, 3/o comma, del codice di procedura penale secondo la procedura fissata dalla corte costituzionale”. La distruzione dei files originali “verrà effettuata attraverso la loro cancellazione definitiva mediante l’ausilio di un perito informatico”, mentre quella delle copie allegate dalla procura nell’istanza di distruzione “verrà compiuta nella segreteria del giudice mediante la rottura di ogni singolo cd audio che li contiene”.

“Ora si va avanti con la distruzione delle telefonate tra l’ex ministro Mancino e il capo dello Stato. Attenderemo il deposito delle motivazioni del provvedimento per stabilire la data” fa sapere il presidente dell’ufficio gip di Palermo Cesare Vincenti