Per Pierferdinando Casini, leader dell’Udc unito nel deludente destino elettorale a Scelta Civica di Mario Monti, fa sapere che l’alleanza è stata un errore o quasi e propone un accordo Pd-Pdl. “Non sono deluso da Monti, ma da una scelta cui anche io ho concorso e che si è rivelata sbagliata. Abbiamo cambiato noi stessi i connotati di Monti: da servitore dello Stato, da Cincinnato che era, abbiamo pensato potesse essere l’uomo della Provvidenza per l’affermazione del centro. Ora comincia una nuova stagione. E’ evidente che la prossima volta dovremo schierarci. Misureremo le alleanze sul grado di affinità che avremo nel processo costituente” dice in una intervista al Corriere della sera in cui auspica “un patto leale tra Bersani e Berlusconi per rimettere in moto la politica”, che “davanti all’Italia vera è in un ritardo inammissibile. Le aziende chiudono. Gli esodati si suicidano. L’edilizia è ferma. Un sistema politico che, in questa situazione, non riesce in 40 giorni a formare un governo dà di sé una prova devastante”.

L’intervista del leader Udc non è andata giù ad Andrea Olivero, coordinatore del partito montiano: “Scelta Civica né parentesi né errore”. “E’ legittimo da parte di Casini” fare un bilancio, prosegue Olivero, “credo che sottovaluti però il percorso di medio e lungo periodo che, in qualche misura, l’operazione Scelta Civica ha messo in moto. Non è stata semplicemente un’operazione terzopolista e come tale fallimentare. Ma è stata invece, come ha detto bene Monti, l’avvio dello sgretolamento del bipolarismo“. Se questo sgretolamento “poi, in qualche modo, si è incanalato più nel grillismo o nell’astensionismo che su di noi  -sottolinea il coordinatore di Scelta Civica – questo è un problema. Ma questo non fa venir meno però l’idea che il bipolarismo sia allo sfacelo”. E, secondo Olivero, lo stallo di questi giorni tra Pd e Pdl è la conferma di quanto sia necessario superare il bipolarismo ‘muscolare’ della Seconda Repubblica. Anche per questo il fatto che Casini abbia detto “la prossima volta sceglieremo da che parte stare”, per Olivero “non è un’idea vincente”. “Andare a ingrossare uno dei dei poli non mi pare che sia un’idea vincente. Semmai va modificato, rotto, lo schema bipolare degli ultimi vent’anni. Basta vedere quanto accade in questi giorni: Bersani e Berlusconi tengono il Paese bloccato in un’impasse che ci tiene lontani da una governabilità utile e quindi capace di fare le riforme”. Quindi, conclude, “starei un po’ attento a non dare giudizi affrettati. Per altro noi non abbiamo costruito un partito unico, ma solo un unico gruppo parlamentare”. Riguardo al quale “faccio notare che su 65 parlamentari, 50 sono nuovi. Non mi sembra che questa esperienza possa essere liquidata come un errore né come una parentesi”.

Casini ha anche disegnato un quadro politico frammentato a causa anche del fenomeno 5 Stelle che l’ex Dc critica. “Il bipolarismo che io ho sempre combattuto è stato messo in crisi non dall’irruzione dal centro, ma dall’esplosione di Grillo. Un fenomeno che unisce tante cose: antipolitica, invidia sociale, giusto bisogno di partecipazione, il senso dei giovani di una mancanza di futuro. Un fenomeno che si nutre di sentimenti anche divaricanti; per questo non si può contaminare, Grillo deve fare il cane da guardia e dire no a tutto. Alla prima scelta che il movimento fa, si spacca, fosse pure il no alla Tav; perché  – sostiene – c’è anche chi le infrastrutture le vuole. Nel frattempo immette nel sistema politico tossine oggi molto sottovalutate. Il ritiro immediato dall‘Afghanistan, subito apprezzato da una certa sinistra, sarebbe una Caporetto, uno “sciogliete le righe” che comprometterebbe i sacrifici che l’Italia ha fatto per avere voce nella comunità internazionale” osserva Casini.

La politica non ha fatto molto per evitare il sentimento di sdegno di tanti italiani: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra; però bisognerebbe riportare un po’ tutti al senso della realtà. Vengono annunciate come svolte epocali cose sempre accadute: i dipendenti della Camera mi hanno visto spesso alla loro mensa, e nell’appartamento presidenziale credo di aver dormito non più di due o tre sere in cinque anni”. Per l’ex presidente della Camera comunque “noi politici dobbiamo liberarci dal complesso di colpa: l’esperienza e la tecnica sono necessarie. Oggi la sfida non è più tra destra, centro e sinistra, ma tra un’idea della democrazia rappresentativa che si vuole conservare e un’idea della democrazia diretta via web, che porta alle drammatiche contraddizioni di parlamentari scelti on line con 50 voti, che arrivano a Roma convinti che la perestrojka l’abbia fatta Stalin”.

Per andare oltre il fenomeno e recuperare credibilità è necessario riformare le istituzioni: “Oggi noi dobbiamo essere i collanti di chi ritiene che la partita sia tra populismo e difesa della democrazia rappresentativa. In questo senso si deve affrontare la sfida del Quirinale e del governo. Se il calvario cui Bersani si è sottoposto con i Cinque Stelle era il modo per tranquillizzare un’ala del Pd e dimostrare che lui non ha pregiudizi ma li ha subìti, lo capisco. Se invece – argomenta Casini – l’idea è sperare di governare con la complicità un movimento che non solo non intende essere complice ma rischia di cambiare i connotati della nostra idea di democrazia, allora è un gravissimo errore. Non possiamo inseguire Grillo, mettendoci metaforicamente con i cronisti che devono raccontare le pratiche quasi esoteriche cui sottopone i suoi adepti. L’unico modo di battere Grillo è riformare le istituzioni”. 

Il leader Udc si rende conto che un accordo tra centrodestra e centrosinistra andrebbe a giù a pochi: “Capisco che per i militanti di sinistra pensare di sostenere un governo con il Pdl sia un pugno nello stomaco; lo stesso vale per gli aficionados che vanno in piazza con Berlusconi. Ma se noi vogliamo vincere questa sfida – sostiene Casini – dobbiamo fare un percorso limitato nel tempo, di uno o due anni, affidato a un governo che prenda i provvedimenti più urgenti per l’economia e faccia le riforme indispensabili: superamento del bicameralismo, abolizione del Senato, legge elettorale che consenta agli italiani di scegliersi i parlamentari”. Su quest’ultimo punto, “dobbiamo riflettere seriamente se tornare o meno ai collegi uninominali. Insomma, occorre un’operazione gigantesca di restyling istituzionale. Solo così i partiti possono sconfiggere l’antipolitica; perché l’antipolitica non si farà mai cooptare. Se no, meglio votare subito; però rischiamo di prorogare questo stallo per sei mesi avendo gli stessi risultati”.

Sull’elezione del futuro capo dello Stato il politico che ha rappresentato la terza carica è chiaro: “Un uomo o una donna frutto di una scelta condivisa, che non sia percepito dal popolo di centrodestra come nemico e dal popolo di centrosinistra come imposto da Berlusconi. La legge ha dato alla coalizione che ha prevalso per lo 0,5% un premio di maggioranza spropositato. Fare un’operazione da 51% per il Quirinale sarebbe una lesione fortissima”. Infine una riflessione sul sindaco di Firenze Matteo Renzi: “Leggo la sua intervista al Corriere , e penso che abbia ragione. Poi lo guardo da Maria De Filippi vestito come Fonzie, e mi cadono le braccia. Vedremo se è più un maratoneta o un centometrista”.