Chissà se si può dire che la rete abbia sdoganato un nuovo mood morboso del popolo italiano… Laddove una volta era la Nazionale di calcio ad accendere i toni più aspri nei bar e nei crocicchi del cicaleccio, oggigiorno la politica ne ha preso il posto. La rete ha sdoganato un sacco di cose, mica solo questa, e certo: di politica si è sempre e piuttosto giustamente parlato. Ma, come dire?, una certa dinamica esasperata, metodica, ricorrente, corriva, ovvero incendiata dall’impulsività e dall’avventatezza dell’ “ufficialità” scritta, è un fatto probabilmente nuovo. E se si vuole trovare una causa originaria, non saprei se scegliere Grillo o lo spread.

Dunque di questi tempi tutti esprimono opinioni e se ne leggono di tutti i colori. I toni sono accesissimi e la saccenza presunta è illimitata. Confesso di immaginarmi quasi sempre inadeguato per ipotetiche mie intromissioni in discussioni pubbliche (mai entrato in alcune di esse in vita mia, in verità, né in ambiti non di mia pertinenza né in quelli che mi sarebbero confacenti, tipo la musica: dunque il problema, per fortuna, non si pone), poiché immagino le mie impressioni del tutto non all’altezza e della sfaccettata complessità degli argomenti in questione e dell’assordante rumore di fondo che i botta e risposta, la più parte arroganti, determinano.
A questo rumore di fondo soccomberei tra lo sdegnato e l’intimidito (la protervia della presunta saccenza altrui avrebbe sicuramente la meglio sui miei pavidi tentativi di ragionamento, quantunque di parte), e penso che queste siano le stesse reazioni potenziali che impediscono a un sacco di gente di entrare in discussione (sono infatti tanti gli individui che conosco che non entrerebbero mai in un posto percepito come un agone di folli assatanati, dove tutti sono contro tutti: ne conoscete molti anche voi? E già solo per questo motivo dubito fortemente che la cosiddetta democrazia liquida sia un’esigenza di tutti, date le premesse. E, se ciò è vero, starei più calmino con la certezza potenziale di detenere la verità al 100%, anche perché, a mio modo di vedere, in politica la cosa più giusta e equa – non deve forse cercare di essere equa e il più possibile comprensiva, la politica? – è che essa sia moderata e non presuntuosa, visto che, si dice, il mondo è bello perché vario, proprio come le opinioni della gente).

Mi ha dunque trovato molto favorevole, e non è certo la prima volta, “L’Amaca” di qualche giorno fa di Michele Serra su Repubblica, laddove faceva notare con caustica sottigliezza che i timori (un quasi eufemismo) di Grillo relativamente ai troll destabilizzanti nel suo blog, quelli che a suo dire contribuiscono a seminare zizzania e a sparigliare le righe, fossero del tutto e surrealmente fuori luogo, visto e considerato che l’attitudine aggressiva e sboccata conforme al mondo spesso fuori controllo che è la rete sono anche suo riconosciuto copyright. Precisazione: io darei di testa se nel mio blog ci fossero cumuli di reazioni abnormi (in genere, qua, per fortuna, i cattivelli dai toni esacerbati sono in netta minoranza), ma perché non sono un propalatore di provocatorie acidità o di verità urlate. Chi semina vento, invece, raccolga pure le sue belle tempeste senza troppe lamentele…

Questa cosa dei toni accesi e del turpiloquio mi infastidisce assai, e sono davvero orgoglioso di aver predicato (ops…) qualche tempo fa in questo mio spazio la densa positività di valori come la gentilezza e l’ingenuità (che è il contrario della malizia serpeggiante fra gli urlatori dei forum, la quale, a sua volta, è “prodromica” dei noiosi, malmostosi, viziosi, sfiancanti complottismi), visto che anche il nuovo Papa Francesco vi ha fatto riferimento (in realtà lui ha parlato di quel magnifico sentimento che è la tenerezza) e visto che, domenica scorsa, vi è arrivato nei pressi pure Riccardo Muti con una bella intervista sul Corriere della Sera. In essa, oltre alla stigmatizzazione della aggressività e delle parolacce, vi sono altre due cose che mi piace sottolineare: una en passant, l’altra strumentalmente al finale del mio intervento.

La prima: alla domanda: “Cosa ne pensa degli artisti saliti sul carro di Grillo?”, la risposta è stata: “Ognuno è libero di seguire ciò che ritiene giusto. Faccio notare però che noi abbiamo un’idea un po’ distorta per cui si “fa” l’artista, mentre si “è” artista”.

La seconda: a un certo punto dice “Non voglio dare giudizi sui politici: ma il livello di questi anni è sconfortante. Per mestiere mi capita di seguire dieci linee musicali, che si intersecano e si contrappuntano, ma tendono all’armonia. Invece se metti anche solo tre politici in tv subito si gridano addosso, e non si capisce più nulla. Io credo nella dialettica, nel confronto, nel rispetto” … E più in: “I tagli alla cultura, al cinema, ai teatri, alle orchestre, sono vergognosi, ma non mi stupiscono: ai concerti i politici non vengono mai. Quelli davvero interessati li conti sulle dita di una mano: come Ciampi e Napolitano, che vedevo a Salisburgo anche prima che diventasse capo dello Stato. A quasi tutti gli altri, della musica e della cultura non importa nulla”.

Scrivendo queste ultime parole lo sconforto e la rabbia mi infuocano i polpastrelli, e anche se sono cose che so benissimo (e che da tempo mi fanno pensare che la maggior parte degli italiani, di cui i politici sono emanazione, da certi punti di vista non mi piace per nulla), proprio in questo momento mi ri-fanno arrabbiare come se fosse la prima volta.

Detto ciò… anche solo per questo motivo, che unico non è, mi piace prendere le distanze dalle cattiverie dilaganti su Napolitano (pure il giornale che mi ospita non si risparmia di certo in merito, ma non è per appartenenza “ideologica” che un buon numero di blogger è presente qua, e di questo ringrazio ovviamente Il Fatto).

Si dirà, perpetuando la ignominiosa cattiveria della corrività di cui sopra, che anche i gerarchi nazisti ascoltavano musica classica, ma io penso piuttosto, sorvolando sconfortato, alla standing ovation in Parlamento dei politici quella volta che diresse il concerto di Natale Giovanni Allevi: nulla contro di lui, per carità, non qui, e non in questo modo plateale, ma… come dire? Per la nostra marmaglia politica quella è la vera musica, altro che Berio, Dallapiccola, Nono, Scelsi, Maderna, Bussotti, Petrassi, Donatoni (senza parlare dei Fresu, dei Bollani, dei Rava… o degli Ughi, dei Toscanini, degli Accardo, eccetera eccetera..), ovvero gli esponenti della cultura musicale italiana del XX secolo, riconosciuti ovunque nel mondo da chiunque sappia non solo chi sono loro ma anche, esemplificando, Stravinski, Bartok, Messiaen, Ligeti, Gorecki, Ives, Hindemith, eccetera, e di cui loro, certamente, non hanno invece mai sentito parlare (Mozart e Beethoven e Chopin e Strauss e Wagner e Verdi certo, ci mancherebbe…)

D’altronde in Italia la musica subisce il 20% (ma fra poco il 22%?) dell’Iva (i libri il 4%): non so quanti altri paesi al mondo propongano tale analoga e ignorantissima vessazione…

Paolo Anima Salva

“Paolo si sente spaesato da una specie di incredulità:

sente di non avere certezze, pur se ne fanno la svendita

dagli show in tv della sera alle secche della virtualità,

dove sfilano le opinioni con la loro stoffa generica”