Il 19 aprile 2001 a Pretoria anche le ultime 4 grandi multinazionali del farmaco (Merk, Pfizer, Glaxo Smith Kline, Lilly) si ritirarono – grazie al grande impatto mediatico che la notizia aveva suscitato – dalla causa da loro intentata contro il governo del Sud Africa “colpevole”, secondo Big pharma, di aver aggirato l’esclusiva dei brevetti importando i medesimi farmaci direttamente dai paesi che li producevano a prezzi enormemente inferiori. 

Proprio dall’India – definita la “farmacia dei poveri” e al primo posto anche nel 2001 per la produzione di farmaci anti Aids a basso costo – giunge la notizia che la Corte Suprema del paese ha respinto il ricorso dell’industria farmaceutica svizzera Novartis relativo al brevetto di un farmaco anti leucemico, il Glivec, come farmaco generico low cost. La Corte ha sentenziato che il Glivec «non è un prodotto innovativo» perché utilizza una molecola già nota e quindi non rientra nei criteri stabiliti per le “invenzioni”. La notizia è stata accolta con grande risonanza perché si tratta di fatto di una sconfitta di “Big pharma” e della vittoria di un paese (l’India) che conferma di essere  la  “farmacia dei poveri”, in cui il diritto alla salute prevale su ogni altro interesse.

A distanza quindi di 12 anni assistiamo al ripetersi di storie simili: il tentativo delle grandi multinazionali del farmaco di far prevalere i loro profitti sul diritto alla salute. E’ ben vero che Novartis in India, attraverso programmi di donazione, fornisce gratuitamente Glivec al 95% dei pazienti ai quali è stato prescritto, ma non può sfuggire a nessuno la profonda differenza che esiste fra sancire un diritto e l’affidarsi alla benevolenza altrui.

Purtroppo forse pochi sanno che “grazie” alla globalizzazione anche i farmaci (compreso quelli “salvavita”) sono equiparati a qualsiasi altro prodotto commerciale e devono quindi sottostare alle rigide regole imposte dalla Banca Mondiale e dalla Organizzazione Mondiale del Commercio.

Questi organismi sovranazionali – che rispondono solo a logiche di profitto – dettano legge anche per quanto riguarda le politiche sanitarie, sociali, assistenziali e questo non solo nei paesi emergenti ma anche nel vecchio continente, come ormai è sotto gli occhi di tutti. 

Nel 1978 la conferenza di Alma Ata aveva sancito per l’umanità un ambizioso obiettivo: “salute per tutti nell’anno 2000”: come in tanti altri casi anche su questo non possiamo che registrare un tragico fallimento e così continuerà ad essere fino a che non saremo in grado di coniugare la parola salute non con la parola profitto, ma con la parola equità.