Nelle manovre di sabotaggio del governo Prodi Silvio Berlusconi propose all’ex senatore Idv Sergio De Gregorio (che accettò), oltre al denaro, anche un ruolo all’interno di Medusa, come produttore cinematografico. Il particolare – riportato da Repubblica – rientra nella lista della strategia di acquisto di senatori che poi portarono alla caduta dell’esecutivo di centrosinistra. In quella campagna acquisti rientrò anche un altro senatore Idv, Giuseppe Caforio, che però disse no e informò Antonio Di Pietro che gli suggerì di registrare il colloquio.

Per far andare a buon fine quella che fu ribattezzata “Operazione Libertà” e che è diventata un’indagine per corruzione e finanziamento illecito a partito con il Cavaliere, infuriato per essere finito ancora nel registro degli indagati, De Gregorio si diede da fare cercando di portare dalla parte del centrodestra quello che riteneva uno in bilico su cosa fare: “Dissi a Berlusconi che forse poteva ascriversi al ruolo degli indecisi e lui mi disse: ‘Cosa gli puoi offrire?…Che magari gli diate un finanziamento alla forza politica di sua espressione. E lui disse: ‘Puoi proporgli fino a 5 milioni di finanziamento” .  

Caforio, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno e da Repubblica, racconta quell’episodio. ”Era la vigilia del voto di fiducia al governo Prodi. Mi chiamò il mio ex compagno di partito, Sergio De Gregorio, era in clinica per una colica. Mi disse che voleva parlarmi. Chiamai il mio capogruppo e il mio segretario di partito, Antonio Di Pietro. Mi dissero: ‘vai e registra’. A Palazzo Madama c’era aria di campagna acquisti, De Gregorio era appena passato dall’altra parte” e “molti amici del Pdl mi chiedevano di passare con loro”. “Sergio mi mandò a prendere con una macchina che mi portò in questa clinica. Entrai e azionai il registratore. Mi chiese di votare la sfiducia a Prodi, mi parlò della creazione di una grande coalizione, di un esecutivo nel quale lui avrebbe fatto il ministro e che quindi anche io avrei avuto un vantaggio”. I soldi sarebbero arrivati “due, o forse uno e mezzo subito. Voleva il mio Iban: me li avrebbe fatti accreditare la mattina dopo con un giroconto”, “prima del voto di sfiducia, come garanzia. Il resto sarebbe arrivato nei mesi successivi tramite la sua fondazione Italiani all’estero. Risposi no grazie”.

I magistrati di Napoli nel frattempo hanno indicato tre date nell’invito a presentarsi notificato a Berlusconi: oltre a martedì 5 marzo alle ore 10, l’ex premier potrà rendere interrogatorio anche il 7 oppure il 9 marzo. Finora gli inquirenti non hanno avuto informazioni circa la disponibilità del presidente del Pdl a farsi interrogare o avvalersi della facoltà di non rispondere o ancora affidare la propria versione dei fatti a un memoriale da consegnare ai magistrati. E dalla procura fanno sapere anche che intendono ascoltare in qualità di persona informata dei fatti l’avvocato Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi. Secondo quando dichiarato ai pm da De Gregorio infatti il penalista sarebbe stato al corrente del versamento dei soldi e dell’accordo intercorso tra l’esponente politico napoletano e il leader del Pdl. A quanto si è appreso, però, Ghedini avrebbe fatto sapere alla procura di non poter testimoniare sia per gli impegni professionali sia per questioni di incompatibilità legate al suo ruolo di difensore di Berlusconi, indagato in questa inchiesta.