Che Silvio Berlusconi sia un grande combattente, è poco ma sicuro. Propongo di rendergli l’onore delle armi. Ciò detto, tre considerazioni. 

Primo, per chi combatte Berlusconi? La risposta è facile, per se stesso e per salvaguardare l’enorme potere che è riuscito ad accumulare sfruttando ogni possibile situazione, da Craxi in poi.

Secondo, Berlusconi rappresenta il peggior concentrato delle peggiori caratteristiche nazionali. 

Terzo, Berlusconi rappresenta un forte ostacolo al tentativo del nostro Paese di uscire dalla crisi. Non l’unico certo. Ma uno dei fondamentali ostacoli.

Come superare quest’ostacolo? Non certo con le fallimentari politiche di unità nazionale alla Monti, fortemente volute da Napolitano e dai vertici del Pd. Oggi potrebbe essere venuto  il momento di liberarsi di Berlusconi come soggetto politico. Non ci si può far disorientare dal consenso che ha strappato alle ultime elezioni. Consenso dovuto in parte alla dabbenaggine di chi voleva farsi restituire l’Imu…
Berlusconi non è solo un fantasma che evoca i peggiori difetti storici e caratteriali di un certo tipo di italiani, da sempre attenti principalmente al proprio “particulare”. E’ anche la testimonianza vivente dell’inadeguatezza di chi dovrebbe effettivamente rinnovare questo Paese. 

Per questi motivi la questione Berlusconi assume una portata che va anche al di là della sua pur ragguardevole persona. Oggi, il successo del Movimento Cinque Stelle e quello, più limitato e problematico, del Pd-Sel offrono un’occasione storica senza precedenti e da non perdere per approvare tutte le leggi necessarie a cancellare l’anomalia berlusconiana, da quella sul conflitto d’interessi, al falso in bilancio, a una legge elettorale non truffaldina come il porcellum, ecc.  Parallelamente, come avviene normalmente in ogni Stato di diritto,  Berlusconi, come ogni soggetto sospettato di essersi macchiato di reati, ne è chiamato a rendere conto da parte della magistratura. Tanto più se, come nella scandalosa vicenda della compravendita dei deputati, tali reati si intrecciano con la vita politica e la dialettica parlamentare, venendo a configurare un vero e proprio attentato ai diritti politici dei cittadini.

Se ci fossero in Parlamento forze politiche degne di questo nome ci saremmo del resto da tempo liberati di Berlusconi. 

Lui lo sa bene e, al di là dei suoi patetici proclami insurrezionali, punta sull’inciucio. E non è detto che non trovi nel Pd interlocutori disposti a dargli retta, da Renzi a D’Alema, con la benedizione di Napolitano.  Ed è per ottenere un nuovo inciucio che B. sta facendo la voce grossa e, minacciando addirittura improbabili disordini di piazza.

Un tale inciucio sarebbe un duro colpo per le speranze di rinnovamento del popolo italiano e segnerebbe probabilmente la fine politica del Pd . 

Occorre tenere duro sulla linea di espungere Berlusconi dalla vita politica del nostro Paese. Eliminata tale anomalia si potrà passare ad occuparsi di cose più serie.  Altrimenti, se ci sarà chi cederà alle sirene dell’inciucio, continueremo a galleggiare nella melma più o meno tecnica che ha arrecato danni gravi al nostro Paese, preparando fra l’altro le condizioni della parziale riscossa berlusconiana.

Non è possibile d’altronde pensare di rimuovere l’anomalia berlusconiana senza porre mano energicamente a una profonda democratizzazione e al risanamento della sfera politica, nonché a una redistribuzione del reddito e all’assunzione di una linea fortemente determinata a respingere le ingerenza delle forze dominanti a livello europeo. In altri termini, la sfida della deberlusconizzazione coincide oggi necessariamente con quella dell’effettivo rinnovamento della politica italiana in termini di lotta alla corruzione e di recupero effettivo della sovranità nazionale. Un vasto programma, rispetto al quale spicca invero l’inadeguatezza delle forze politiche esistenti, dalle verbose astrattezze massimalistiche di Grillo alle modeste pretese di Bersani.