Mentre in Italia siamo tutti presi dai nostri Grilli per la testa, altrove continuano le guerre: l’ultima, più sanguinosa e più dimenticata, in Siria.

Ne parlo con Mario, cooperante di Time for peace, una delle organizzazioni italiane che portano aiuti, nella sua casa di Genova con la terrazza affacciata sul mondo. È appena tornato da Antiochia, l’antica colonia genovese in Turchia dove la sua onlus (cfr. i siti www.timeforpeacegenova.org, myfreesyria.com e la solita wikipedia alla voce Guerra civile siriana) porta aiuti a un milione di profughi siriani sfuggiti alla guerra civile che insanguina il paese. Nella mail che mi ha mandato ho notato che scrive Syria, con la ipsilon: come sui cartelli stradali del Medioriente.

Giusto perché glielo chiedo mi racconta la sua storia, intrecciata con quella di Time for peace Genova. Studi tecnici, un diploma da capitano di macchina, ha navigato e lavorato per anni all’estero, in Libia e Indonesia; dal 1992, dalla guerra nell’ex Jugoslavia, porta aiuti diretti alle popolazioni, si è specializzato nella fabbricazione di protesi per i mutilati dalle malattie o dalle bombe. In Bosnia ha visto le case abbandonate dagli abitanti, con i piatti ancora pieni in cucina; nella cosiddetta Repubblica democratica del Congo, la guerra, la miseria e le malattie, combattute meno dai militari dell’Onu, spesso malvisti dagli abitanti, che da missionari religiosi e laici come lui.

Ora, la Siria, anzi la Syria: di cui Mario sa quel che gli raccontano i profughi, i soldati di Assad che sparano sui bambini, le manifestazioni represse nel sangue, le prime rivolte armate, le diserzioni nei ranghi dell’esercito e la formazione di una Coalizione nazionale che occupa ormai intere regioni. Non si pronuncia sulle spiegazioni correnti, le primavere arabe, il regime laico e corrotto degli Assad appoggiato da Russia e Cina attaccato dagli islamici, il piano di una fascia sciita che dall’Afghanistan passando per l’Iran arriverebbe sino ai confini di Israele. Mi pare scettico sull’intenzione di Obama di armare i rivoltosi, è vero che solo i governativi hanno elicotteri e carri armati, ma non sono le armi che mancano, a quello hanno sempre provveduto i mercanti e i servizi segreti.

Manca l’attenzione del mondo, solo saltuariamente attirata da qualche strage che le parti in causa si affrettano a chiamare genocidio, del resto i morti si avviano ormai verso quota centomila in due anni. Mancano le protesi per le persone saltate su una mina o colpite da un proiettile, i volontari cercano di fabbricarle con l’aiuto gratuito di ortopedici e di tecnici, perché costano quasi quanto le armi. Mancano anche i volontari, ai tempi della Bosnia c’erano più giovani, adesso i cooperanti sono soprattutto veterani come Mario. E mancano i soldi, naturalmente: l’ultima sottoscrizione per la Siria ha dato seicentocinquanta euro. A questo link tutte le info per per dare il vostro contributo, le notizie e le info sull’associazione.