L’acciao dell’Ilva non si vende“. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame di Taranto che ha annullato l’ordinanza del gip Patrizia Todisco con la quale aveva dato l’ok alla procura per la commercializzazione dei prodotti finiti e semilavorati bloccati dalla Guardia di finanza il 26 novembre scorso. La Procura aveva chiesto di poter vendere l’acciaio e spostare il vincolo del sequestro sull’eventuale ricavato per evitare il deterioramento e quindi il deprezzamento di 1 milione e 700mila tonnellate fermi sui moli e nei magazzini.

L’azienda, però, si è opposta. Il tribunale del Riesame ha riconosciuto fondate le argomentazione dell’azienda, difesa dagli avvocati Marco De Luca ed Egidio Albanese, spiegando che momento non ci sarebbero “particolari ragioni di urgenza” e ritenendo “necessario e opportuno” attendere il giudizio della Corte Costituzionale che il prossimo 9 aprile dovrà esprimersi sulla legittimità della legge “salva Ilva”. Secondo i giudici del collegio le motivazioni alla base della richiesta di vendita accolta dal gip Todisco sarebbero sufficienti a disporre la vendita dell’acciaio, ma “tale conclusione non implica necessario che vi sia, attualmente l’urgenza di provvedere alla vendita dei prodotti in sequestro, dal momento che il concetto di urgenza presuppone il compimento di atti indifferibili, atteso l’imminente verificarsi di un evento, nell’ambito di una situazione che richiede interventi immediati e rapidi”.

In sostanza “l’urgenza sussiste quando il differimento dell’atto comporta un pregiudizio irreversibile”. L’ipotesi di vendere l’acciaio, inoltre, secondo il Riesame “viene ad incidere sull’esito finale” del procedimento pendente dinanzi alla Consulta. Non solo. Il Riesame ha aggiunto che al momento non sembrerebbero esserci neppure le condizioni perché la vendita prima della decisione della Corte costituzionale possa essere più vantaggiosa per l’Erario o per l’Ilva in caso di restituzione. La vendita, quindi, è bloccata, ma il Riesame ha chiarito che nel caso in cui la Consulta dovesse dichiarare incostituzionale la legge 231, la possibilità di commercializzare i prodotti possa essere presa nuovamente in considerazione. Di fatto, la situazione, non cambia. Tubi, coils, bramme e laminato d’acciaio restano sotto sequestro. La decisione del riesame, infatti, non prevede la restituzione del materiale all’Ilva, ma semplicemente la sospensione del giudizio in attesa del verdetto dei giudici delle leggi.

La Consulta dovrà stabilire se la legge “salva Ilva” varata dal governo Monti violi, come sostiene la magistratura tarantina, ben 17 articoli della Costituzione oltre a porsi “in stridente contrasto con il principio costituzionale della separazione tra i poteri dello Stato”. Una legge che secondo lo stesso gip Todisco che ha sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Consulta concede una all’azienda “per un periodo di 36 mesi” la possibilità “di inquinare anche se, per avventura, è possibile stabilire molto prima di tale termine che la stessa non si adeguerà alle prescrizioni stabilite dall’Aia“. Intanto a Taranto continua la preparazione dei movimenti ambientalisti alla manifestazione del 7 aprile in sostegno della magistratura ionica. Dopo le quindicimila persone scese in piazza il 15 dicembre scorso al grido di “Taranto libera”, gli ambientalisti puntano a una nuova massiccia mobilitazione per la tutela della salute degli operai e degli abitanti della città dei due mari.